“Le Gemelle del Caos”
Chiamo “Le Gemelle del Caos” due poesie parallelle e complementari, scritte con intenti, lo ammetto apertamente, in gran misura polemici, ma anche, potremmo dire, didattici. La critica, a cui i due espliciti titoli fanno riferimento, è rivolta in particolare a coloro i quali hanno la malsana intenzione di divulgare una presunta filosofia e fede nel CAOS, come principio primo pre-cosmico, e l’opposizione ad ogni religione creazionista.
Mi riferisco nello specifico all’ MLO (Misanthropic Luciferian Order), ma anche in altre organizzazioni ho potuto constatare la presenza di tali assurdità. La seconda poesia, che critica i disprezzatori invece, potrebbe a prima vista sembrare antitetica, mentre in realtà ne è la spiegazione, l’integrazione ed il completamento.
Lo stile, tendente all’imitazione dell’italiano arcaico, è scientemente architettato per sottolineare, tra gli altri motivi, l’importanza dell’argomento. La forma fluisce liberamente ma è tenuta sotto controllo, senza discostarsi dall’intento che si prefigge al momento della sua nascita.
Ricordiamoci dell’”Invariabile Mezzo” della dottrina tradizionale. Il caos non può essere adorato nè essere disprezzato: non può essere adorato perchè è “niente” (nel senso che è ancora privo di scintilla divina); non può essere disprezzato perchè quel nulla, in realtà, contiene, almeno in potenzialità, il tutto.
In sostanza, l’adorazione del caos è una palese assurdità metafisica.
Contro alcuni adoratori del caos…
(2005)
Era oscuro, e ribolliva, non pensava, e non sentiva; a qual lode de’creatura assurgo, ove non v’è Creator, Artefice, Demiurgo?Ma il Mai Nato già osservar soleva l’informe massa che nome non aveva. Deh! Folgore di Diamante, del Momento Zero!Qual’arte modellante di cui esser tanto fiero…Ma Costui esser può solamente, e chi adora il limo, e non la pianta, fugge il Primo, occhi chiude a Luce Santa. A che pro dunque adorarlo, il Caos? Gaudio maggior v’è in lode ad Eos, Aurora Nascente, Grande Mente che in verità se stessa sente. Non da la Materia Prima, ma da sua fermentazion s’avanza la Fiamma che sublima e d’umana fattezza purga corruzion. Spirto Divin, com’onda che pilota ogni cor, or più forte, or più lieve, col soffio evapora tal catrame greve, e de’rinascita e generazion fé sua rota. Dunque non fu il corpo in principio creato, ma ciò che vive in esso, argenteo iniettato, che fé l’uomo eroe, e po’ Demone del Sopra Stato. Oh Ragion! Oh Intelletto! A salvar anime degne v’invoco! Suprema Sophia dal bianco e po’ dal rosso foco nasce, ahimè! Sol s’embriona nel buio fioco. La formazion de’corpo umano, come quea de’cosmo non fu error né malvagio intento: le antiche razze de i semidei ne son conferma, e portento. La nera fiamma de l’avverso al Mazdeo, la onoro quanto lodo il crudel dio d’ebreo; in esto loco inoltre pongo: mai fui troppo manicheo. No…Ecco! L’Astro Prisco, Luce e Vita l’Assoluta Creazion, e nulla di fosco io lodo, e’l verso mio è perpetua salita. Quell’intermedio color, giallo e rosso, che non è bianco, o nero di fosso.Invariabil Mezzo, Gnosi Divina: o Lettor, dimmi tu, può giunger intuizion da dove non v’è vita, ma disordinazion? Nel fango, ove piango, sboccia seme e poi fusto, ramo, albero e frutto: la Perfezion, signori, non la vedrete che nel Tutto. E’l pomo poi alla mota ricade, e muore,e a nuovo germoglio ridiventa, colpito da strale, gioviale ed intriso, e ciò, signori, è eterno ciclo. Perché dunque, mi chiedo, fermarsi al principio?
Contro alcuni disprezzatori del caos…
(2007)
Piglia un bel vaso, e pensa al Cornuto, Capro di terra, priapesco e benvenuto,umor sabbatico, alla fessura in cui credi, pensa al limo, all’oscuro; pensa a Kemi. Non v’è stelo, foglia o fiore che non muoia senza vaso, terra e amore; peggio ancora: nella corrente del mutamento non v’è, semplicemente, possibilità d’intento,e l’occasion è presto sprecata, se intorno alla dea lunare non vien danzata. È il miglior inizio, e su questo insisto, un sano, genuino satanismo, in cui ogni forma de la materia prima sia esaminato, privo d’ogni sofismo, ed ogni corrispondenza cum sorore sua collima. Apollo e Diana copulano sulla croce arcana, e ‘l vaso di terra, in forma di cavo altare li sostiene; e d’ogni trasformazion gran fiumana diviene; primievo crogiolo da cui libare. Perciò perché sine cognizion desprezzare quel ch’ogni cosa fa al ciel presto o tardi andare? Solo un ammonimento darò a questi gran blasfemi: non qui ve dovrete fermar, Fratello, più avanti vieni. Ner’acqua che tutto sostieni, tetra Tetide che ‘l mondo disseti, quanti uomini, o forse cristiani, sputano fieri oggi nel tuo domani! Tu sei ‘l gorgo, e sanza te saremmo al vuoto, tu sei ‘l tutto, prima della voce, principio remoto che ‘l cosmo sfami; odimi Lucifero! di folgore fiero, pur godi de’ neri arcani. Notte scura, de’ tempi l’inizio, il seme che te feconda non è l’opposto, né ‘l tuo nemico; non è vizio né cosa immonda; né il tempo pone o da esso è posto. Solo dopo disgregazion avvien completezza, e perfezion; dal dio fummo abituati: sonno di morte, in cui fummo situati, prima de’ sorte sublime e superna; l’iniziazion, che fa l’omo vero, e forte, vuol nerezza interna, e sarcofago d’argento, pria d’aver quel dorato, in cui de’ gnosi spira vento.
Pubblicheresti “Visita di uno spirito”, mi piace tanto anche se un po’ sinistra.