Osserviamo ora il principio precedente all’Uno che applica al testo la sua influenza onnicomprensiva. Questo è uno dei componimenti che più ha segnato la mia esperienza artistica, senz’alcun dubbio: aver avuto a che fare con esso mi ha certamento reso in grado di comprendere l’origine di tutti i versi che compongono l’ultima raccolta, la quale prende il nome, appunto, dalla prima strofa dell’ esercizio “zero”.
A differenza degli altri “Esercizi”, quello pubblicato qui di seguito non deriva dalla traduzione in lettere e simboli umani di un’esperienza sovra-mentale, ma dall’intuizione diretta del principio pre-cosmico priva di qualsivoglia filtrazione, condotta verso la carta da una volontà superiore, che rende il poeta semplice strumento di registrazione. La volontà dello scrittore affiora soltanto per descrivere la sua impotenza, nonché l’ordine avuto di esplicare i concetti in forma prevalentemente pura, per quanto possibile, viste le limitazioni cui è soggetto. L’”ipnotismo” di cui si parla è coscientemente cercato, proprio per mettersi in condizione di fungere da strumento.
In questa sede la negazione assoluta esplica se stessa con parole elaborate per suscitare reazioni metafisiche nel sistema di rapporti spazio-temporali della mente del lettore. “No” ha una volontà propria il cui fine è il vuoto metafisico precedente ogni dialettica, ogni realtà ed ogni stato di manifestazione, precedente anche alla stessa divinità. Il suo potere è quello di rifiutarsi di partorire l’universo, anche se in realtà la creazione sussiste in forza del puro distaccamento, con la volontà dell’astrazione pura, del controllo inanimato da parte del vuoto di ogni forma di vita.
Prima di ogni cosa vi è lo stato di completo annullamento, il reame dell’estinzione chiusa e penetrabile solo da chi sappia negare tutto il suo essere davanti alla terribile certezza che le cause e gli effetti non sono che un’illusione oltre la quale, passando attraverso tutti gli stati (e gli strati) dell’essere si giunge all’infinito (e finito, in quanto mai esistito) “non-essere”, il cui dono consiste appunto nella distruzione stessa della consapevolezza e della volontà nell’eterno oblio del mare delle possibilità, uno spettro universale la cui sede finale è dovunque ed in nessun luogo.
NO (Esercizio di metafisica zero)
“Un fulmine attraversa il cerchio”
Giacchè “No” è ciò da cui nasce quest’universo e il prossimo e nessuno, proprio QUELLA Folgore/Monosillabo, il contrario di se stesso, mi vidi costretto da forze di natura REALMENTE superiore, in un banalissimo “ieridomani”, a descrivere, con le capacità rimaste intatte e tralasciando i miei soliti minimi squallidi orpelli quanto necessariamente segue:
Ipnotica arresa alla Provvidenziale Volontà
Fatalità invece tu sei “Forse” ed il “Sì” della Natura – per ora non entra – qui.
Oltre & Prima, “No” è il “Non – Perchè”
nemmeno “Io o Tu” – poichè l’essere è incalcolabilmente sotto - l’astrazione
ipoteticamente paragonabile ad una relativissima contingenza
e “vade retro” al demone dialettico con questa COMPLETA CANCELLAZIONE.
“No” eguale a TUTTO & NIENTE
cioè
Eterna-Mente
procedendo e
respirando animando
lo spettro universale
cioè
il vuoto
esiste.