Esecuzione
Esecuzione
Sul patibolo s’ergono i condannati dal volto funesto, mentre i cieli piangono e ridono, essendo duplice l’apparentemenete barbara operazione.
“Morte all’assassino!” urla un cittadino, un VERO cittadino.
E il primo poeta fa scricchiolare le assi della forca rispondendo a tono.
PRIMO POETA: “Ogni poeta è un assassino: egli uccide la fantasia del lettore, per porvi al suo posto la propria.”
FOLLA: “Avete ucciso la nostra fantasia, a morte! A morte gli assassini!”
SECONDO POETA: “Davvero vorresti macellar al posto del macellaio o far suole al posto del calzolaio?”
FOLLA: “E’ la giustizia che noi chiediamo!”
TERZO POETA: “Che le colpe umane ricadano sul nostro capo umano; ucciso il corpo, con acqua di nuvola e scheggia incandescente lo ricreiamo.”
FOLLA: “Basta parole (queste brutte, brutte cose), a morte, a morte gli assassini!”
POETI (in coro): “Bella risoluzione, doman riavrete una simile infezione.”
Tre corde si tendono, con secco schianto.
I poeti non possono essere uccisi.
28 Ottobre 2007
Un brano tratto dal “Libro delle Nebbie”… (collocazione spazio-temporale incerta)
“Ritorniamo per qualche istante, giacchè la debolezza dei nostri spiriti è anche la loro tempra e la loro forza compenetrante, alla lunga spiaggia dei nostri ricordi, vetri infranti nelle vecchie fondamenta della villa essiccata da un buon sole sorridente, mosaici di poco prosaiche erbe profane e splendide, mentre si passeggia con il sereno animo poetico oltre la pineta fischiettante e profumata. Verso la diga infine, in quel magico luogo ideale dove la quieta laguna s’invecchia e si rinnova immergendosi nel mare antico, odiamo tacere i morti beati; e ci incoroniamo vicendevolmente di teneri, graziosi e sottili papaveri, all’ombra d’un cespuglio, cullati dalla felice, instancabile risacca. Rinascono pigolando le cartilagini dei nostri spiriti devoti alla severa, artistica Madre: siamo il vino del cuore ed il sale del mare, che ci curerà da ogni affanno, poichè i viaggi sono stati lunghi e perigliosi.
Abbandonata dalla divinità d’amorfo ghiaccio perenne, lassù, e dagl’imbastarditi uomini d’un ultima radicale razza, quaggiù, la barca a motore s’accontenta, rassegnata, ai colpi violenti ed austeri d’onde verde rame ed alghe mature…”
Lode a Te, Venere Ermetica!
Fratelli, la rugiada di Maggio, la Prima Materia attende nell’ora antelucana, trasudando dal teschio posto sull’altare nascosto dalle fronde della foresta ermetica, nel bagliore rosso e giallo dell’alba, gli impavidi ministri del fuoco, pronti a cogliere il succo intellettuale di questi giorni sacri.
Meditate, Fratelli! Purificate la sostanza del vostro corpo e della vostra mente; in termini palingenetici, i nostri versi sorgeranno dall’oceano insieme alla Sacra Venere Mattutina.
“Il sapiente, ascoltando, capirà e diverrà più sapiente e, capendo, diverrà padrone di quella sapienza.
Questa è la Sapienza certamente Regina dell’Austro, che si dice venga dall’oriente come l’aurora che avanza, ascoltare comprendendo nè possibilmente trascurare la sapienza di Salomone; l’autorità e l’onore sono cose affidate alle sue mani come la virtù e lo scettro, il diadema che porta sul capo regio risplendente di dodici stelle, quasi una sposa che si fa bella per il suo sposo, e porta sugli abiti in caratteri d’oro greci, barbari e latini, la scritta: Regnerò regnando e il mio regno non avrà fine per coloro che mi trovano e mi cercano.”
AURORA CONSURGENS
