Archivio per Agosto, 2008

Una pagina di diario…

Posted in considerazioni on 26 Agosto 2008 by fabiotodeschini

Per una volta contravvengo alle mie stesse disposizioni per farvi leggere una pagina del mio diario la quale, essendo in sintonia con il percorso spirituale ed artistico già descritto in questa sede, merita sicuramente d’essere menzionata. Come ho già avuto modo di annunciare, la composizione del “Libro delle Nebbie” è un’esperienza talmente avvolgente e così realmente compenetrata nella vita stessa, la mia e quella del mondo, che devo assolutamente trovare modo di spiegare ciò che sono in procinto di fare e di diventare. Qualche giorno fa, in montagna, stavo rileggendo per l’ennesima volta una delle opere che mi sono più care, il “Faust” di Goethe. Più tardi, ossevando le nuvole basse che strisciavano giù dalle pendici dei monti, ho preso in mano il mio diario e ho scritto:

(mattina) Ho compreso che, componendo il Libro delle Nebbie, io in verità sto discendendo, come Faust, giù verso il regno oscuro delle MADRI. Intorno ad esse non esiste nè tempo nè spazio, dunque io, avventurandomi nel loro reame per cercare il tripode (l’unificazione in vita delle tre parti e la reintegrazione nello stato edenico, cioè dell’ADAM-KADMON unito all’amante LILITH, ed ouroborico) allontano da me e scongiuro per sempre il pericolo del CONTROLLO e dell’ILLUSIONE, ch’è tutt’uno con il TEMPO; non soltanto a livello di percezione intuitiva ed unificazione tra Provvidenza, Fatalità e Volontà, ma anche nei fatti per così dire “Materiali” della vita quotidiana. Se continuerò così diventerò sacro per le MADRI, Diana, la Maria Silvana della Foresta della VIRIDITAS, manterrà la sua promessa e potrò discendere lieto nel suo scuro utero.

(17:00) In meditazione. Il tronco tagliato nella foresta scioglie i suoi anni al centro. Discendo verso l’interno. Vago senza forma nell’ondulata oscurità liquida, le cui Dee mi smembrano, evirandomi. Dal calderone un composito animale ierofante mi rigenera aureo, spezzando la verga dalla quale sgorgano i miei NUOVI COLORI. Esco con il volto alla pioggia. Nebbia, Uovo Nero, sono nell’Uovo Nero.

P.S. Bacinella sul tronco all’inizio, nella foresta. Maria Silvana con testa di cornacchia comanda all’acqua tramite il suono di un piccolo campanello. L’acqua gioca e segue il suono come i topi con il piffero. Sempre più indifferenziazione.

P.P.S. (sera) La Bevanda riposa sotto forma di Compost nel Vaso Sigillato. Ho usato: Assenzio, Anice, Menta, Ginepro, Pepe, Noce Moscata, Succo e buccia di limone, Zucchero, Alcool puro, Acqua bollente.

 FT

Vivo ancora!

Posted in poesia on 9 Agosto 2008 by fabiotodeschini

 

Fratelli, a dispetto delle avversità e della velenosa frusta del Fato, per quanto in verità sia giunto alla conclusione che Fato, Volontà e Provvidenza coincidano, liquefacendo nell’unità ogni possibile triade, io sono ancora qui e vivo, sono un poeta, nessuno può uccidermi, nè considerarsi tanto grande da potermi essere superiore. La stessa gerarchizzazione che alcune anime rozze vorrebbero applicare alla realtà ed ai rapporti umani che ne scandiscono il fastidioso svolgersi è una chiara e lampante prova dell’inesistenza di un tale schema. Vedo persone cadere e piangere, altre languire e morire, i fratelli sono spettri del passato, ogni lamento si trasforma in un’armonia deliziosa al cospetto della sublime filosofia della libertà. Tutto ciò è splendidamente esistente, inconsistente. L’esperienza del pensare è di per sè un fatto spirituale, ogni idealista è in realtà un gran ierofante, io non cerco e non vedo nessun errore nel mondo, non c’è nessun mondo. Io sono io, umida e fredda nebbia. Chiamo ogni potenza del mio spirito a testimoniare le mie parole: sono il perfetto e l’austero, nessuno potrà mai impormi la sua volontà, io ho visto chiaramente i reami dello spirito, le potenze dell’universo da cui questa esistenza procede si sono inchinate rispettosamente, poichè si sono accorte della mia comprensione. Nel loro mondo non esiste “perchè” nè “quando” nè “quindi”.

Questa poesia è dunque dedicata a tutti coloro che la leggeranno! Svaha!

Entrerò sibilando in ogni piccione morente per riportarlo al cielo implume e spellacchiato, al fuoco che donerà vigore alle ali malate.

Come un uomo che, camminando piano, guardi sempre a terra, le mani affossate nelle tasche, nocche dolenti per il freddo sincero, andando con lo sguardo qua e là tra le mattonelle umide, osservando anche la milionesima parte d’un’ immondizia, alla ricerca impassibile dell’unica, rossa Pietra.

Terra, mia Terra, saprai che il mio orzo è dorato;

tu saprai che la mia spiga cresce forte,

osservando e respirando l’ossigeno della nuda Donna Solare.

Mi  adagerò in te, sputando il disprezzo, entrerò in ogni radice, mi nasconderò sotto ogni sasso. La polvere sarà per me un credo assoluto.

Rotolando, ridendo, con ogni genere d’insetti.

La pelle bianca, i ciottoli saranno i miei papiri, pensieri.

Ai piedi della colonna ballerò sotto il fantoccio tricefalo; cantando inni al terremoto, odi alla presenza animale e lumi di luna nelle sere fragranti.

4 Gennaio 2008