Archivio per Settembre, 2008

Una poesia ed alcune considerazioni

Posted in poesia on 24 Settembre 2008 by fabiotodeschini
Consumeremo il cuore in complotti sottili e sfasceremo più d'una salda armatura prima di contemplare la grande Creatura la cui brama infernale nel pianto ci sprofonda!

"Per azzeccare il mistico bersaglio, quante frecce dovrò sprecare, o mia faretra?"

Il componimento che segue è stato scritto in un posto veramente bellissimo, che frequento spesso nei momenti in cui (e non sono pochi) necessito fisicamente la più assoluta SOLITUDINE. Il mio è un bisogno davvero fisiologico, che posso sentire nel profondo del midollo di tutte le ossa del mio scheletro. Ironia della sorte, vivo nella città meno adatta a soddisfare tale impellente desiderio. Ciò è spesso causa di depressioni più o meno profonde del mio animo. Abbastanza stranamente, devo tuttavia ammettere che ciò non costituisce assolutamente un freno alla mia creatività artistica; anzi, più mi separo, per estro e per natura, dal deprecabile “consorzio umano”, più riesco a sublimare la mia opera e con essa me stesso. Ahimè, quanto invidio coloro il cui lavoro e la cui mano hanno permesso di vivere le miserie dei nostri corpi dove più la loro anima viene graziata dalla pace!

Ma se io trovassi il centro inesistente, non sarei forse libero? Libero di non essere? Ogni sofferenza sarebbe mondata, senza mente, senza voce, senza poesia. 

Come sia… Maestri, Fratelli ed amici di tutti i mondi e di tutti gli universi, ecco le parole che oggi pubblico per voi.

L’oggi mi si è seduto sopra, adesso.

Un tiepido, accoccolato e morbido dislivello

in pratica non una semplice depressione

come essere ipnotizzati dal mare

una nuca color crema

peluria bionda d’ogni stelo, d’ogni lichene, d’ogni litorale

rollando sempre con ardente osservazione

beccheggiando avvolti da amare schiume pernottanti poi sulle spiagge

scheletro di scafo nuovo, pece & resina

liberamente mi faccio interpretare

mi faccio trasportare

esegetico io stesso

come statua preziosa e stanca, “verità” inciso sulla fronte

che diventa “morte” decapitando la parola

forse nobile

forse cuore che riprenderà a pulsare

forse

E l’equipaggio fangosa ciurma del caotico ideale.

22 settembre 2008, Oasi Faunistica degli Alberoni, Lido di Venezia

Bentornate, Madri d’Autunno!

Posted in considerazioni on 13 Settembre 2008 by fabiotodeschini

L’arrivo dell’autunno! Più sublime del verso, di tutte le poesie, di tutti i poeti! Potersi annullare in quest’istante, ecco il mio forte desiderio, una volontà splendida d’essere ogni tuono ed ogni goccia di pioggia.

Cancellare la propria poesia è un atto ancor più sublime del comporla.

Nonostante  l’ “Esercizio di Metafisica Zero”, nonostante la comprensione dell’Assoluta Vacuità del centro delle nebbie, se fossimo veramente, prometeicamente coraggiosi disintegreremmo anche tutti i nostri tentativi descrittivi dell’assolutamente Oltre, del puro incontrastabile vuoto.

Ma, tant’è, la debolezza ci vince sempre; l’orgoglio è questa debolezza. Confessare i nostri errori osservando contemplativi un grigiastro, lampeggiante manto uranio, ricevere la benedizione brontolante dei tuoni nel calderone della Strega/Madre Cosmica.

Sì, forse la Fratellanza dei Poeti potrebbe accontentarsi di questo.

Brano recente del Libro delle Nebbie

Posted in poesia on 8 Settembre 2008 by fabiotodeschini

“Una via alchemica. Ve la descrivo dall’antro concavo della molliccia visuale elettrica che muove la mia mente nella mano. E’ uno scatto imperturbabile, avanzante: in fondo l’oscurità di un remoto passato di sibilante caos, tutto il sangue nero coagulato delle viscere dei Titani, chiuse in magazzini di materia attendenti laboriosi mattinieri operai, minatori dell’estrazione angosciante.

Poi una spruzzata frana giù dalla parete un poco più avanti, cascatella di squillante, salata ruggine vegetale; non si disse forse “verde speranza”? La speranza di un’evoluzione.

Quest’ultimo colore necessita di luce, per essere visto. Certo l’uomo è un essere straordinario: tutto ruota intorno ai suoi colori! Sì, i SUOI! Non quelli del MONDO! Ah!

Dicevamo il flash occidentale e venereo. Ed ecco così il bagliore latteo a ricordarci, mentre la visuale via via esce dallo stretto pertugio, che in fondo noi siamo FUORI, ad osservare l’istante.

Infine, un passo prima di raggiungerci, le luci esterne della via regalano una rosata sfumatura al bianco rigurgito della visione neonata; la vita si mostra nel suono rossastro, le voci chiassose di tutti i vini che hanno scongiurato ed abolito il regolamento dei minuti, delle ore e dell’unico secondo.”

Una via alchemica

Una via alchemica - Foto di M. Montemezzo (2008)