Il componimento che segue è stato scritto in un posto veramente bellissimo, che frequento spesso nei momenti in cui (e non sono pochi) necessito fisicamente la più assoluta SOLITUDINE. Il mio è un bisogno davvero fisiologico, che posso sentire nel profondo del midollo di tutte le ossa del mio scheletro. Ironia della sorte, vivo nella città meno adatta a soddisfare tale impellente desiderio. Ciò è spesso causa di depressioni più o meno profonde del mio animo. Abbastanza stranamente, devo tuttavia ammettere che ciò non costituisce assolutamente un freno alla mia creatività artistica; anzi, più mi separo, per estro e per natura, dal deprecabile “consorzio umano”, più riesco a sublimare la mia opera e con essa me stesso. Ahimè, quanto invidio coloro il cui lavoro e la cui mano hanno permesso di vivere le miserie dei nostri corpi dove più la loro anima viene graziata dalla pace!
Ma se io trovassi il centro inesistente, non sarei forse libero? Libero di non essere? Ogni sofferenza sarebbe mondata, senza mente, senza voce, senza poesia.
Come sia… Maestri, Fratelli ed amici di tutti i mondi e di tutti gli universi, ecco le parole che oggi pubblico per voi.
L’oggi mi si è seduto sopra, adesso.
Un tiepido, accoccolato e morbido dislivello
in pratica non una semplice depressione
come essere ipnotizzati dal mare
una nuca color crema
peluria bionda d’ogni stelo, d’ogni lichene, d’ogni litorale
rollando sempre con ardente osservazione
beccheggiando avvolti da amare schiume pernottanti poi sulle spiagge
scheletro di scafo nuovo, pece & resina
liberamente mi faccio interpretare
mi faccio trasportare
esegetico io stesso
come statua preziosa e stanca, “verità” inciso sulla fronte
che diventa “morte” decapitando la parola
forse nobile
forse cuore che riprenderà a pulsare
forse
E l’equipaggio fangosa ciurma del caotico ideale.
22 settembre 2008, Oasi Faunistica degli Alberoni, Lido di Venezia

