Archivio per Ottobre, 2008

Alcune considerazioni su “Le basi occulte della Bhagavad Gita” ciclo di conferenze di Rudolf Steiner del 1913

Posted in considerazioni on 28 Ottobre 2008 by fabiotodeschini

Rudolf Steiner (Donji Kraljevec, 27 febbraio 1861 – Dornach, 30 marzo 1925

Il giudizio di Rudolf Steiner, a mio parere, è sempre stato piuttosto severo ogni qualvolta è stato costretto dalla sua incontestabile dedizione alla verità a dedicarsi allo studio delle radici profonde ed occulte delle antiche religioni, in modo tale da poterne visualizzare (e farli visualizzare ai suoi adepti) i principi essenziali. Anche nel caso del famosissimo poema indiano, Il “Canto del Beato” Krishna Vasudeva, è stato così.

La severità di Steiner nella classificazione delle religioni pre cristiane o comunque dei precedenti sistemi filosofici – gnostici come successivi gradini dell’evoluzione spirituale dell’umanità si evince dalla completa mancanza di flessibilità temporale di colui che Massimo Scaligero, con radioso spirito di devozione, soprannominò  ”Il Maestro dei Nuovi Tempi”; tale mancanza fa presumere  che ogni concezione sia irrimediabilmente e strettamente connessa con il periodo storico in cui si è sviluppata (escluso ovviamente il cristianesimo), in modo tale che nulla (o quasi nulla) di ciò che veniva insegnato da questa o da quella Scuola possa essere utile allo sviluppo spirituale dell’uomo moderno, a meno che non venga visto (o sublimato?) e concepito sotto l’ottica antroposofica, la sola (per lui) in grado di innalzare l’uomo alle più alte vette sovrasensibili.

Le infinite virtù dell’Antroposofia e gli incentivi donati da essa ai più svariati campi del sapere umano sono indiscutibili, notiamone ad esempio l’estrema modernità e la quasi completa versatilità in ogni ramo del sapere attuale, ma, a mio modesto parere, portà in sè anche il difetto evidente di attribuire un’esagerata importanza all’evento del Golgotha e , più in generale, all’UNIVERSALITA’ del significato (indubbiamente assai profondo) del Cristo e della Sua morte per l’umanità dell’attuale ciclo cosmico. Risulta, in questo senso, molto interessante paragonare i suoi scritti a quelli dell’altrettanto famosa Società Teosofica, la quale, proprio per l’indirizzo più orientaleggiante, finì per espellere Steiner e l’intera Sezione Tedesca da lui diretta.

Poco sopra ho citato di sfuggita la dottrina Hindu dei cosiddetti “Cicli Cosmici”, e non a caso, perchè, pur essendo un devoto estimatore di Steiner, non ho potuto fare a meno, con un certo rammarico che devo pur tuttavia esprimere, di notare che questo grande uomo ( ciò è palese aldilà di ogni possibile discrepanza concettuale), volontariamente dimenticò molti concetti chiave dell’induismo, come questo appunto, connesso con la venuta (“Discesa”, in realtà) dell’ultimo AVATARA di Vishnu, KALKIN, alla fine del KALI YUGA, la fine dei tempi. Molti Tantra da me studiati (cfr. KCT) e tuttora seguiti da molte scuole, anche in Occidente, ne parlano diffusamente. Certo sarebbe esagerato identificare nella discesa del principio divino in Gesù di Nazareth il decimo Avatara di Vishnu! Su questo penso non si possa muovere alcuna obiezione, nè sul fatto evidente che dottrine di tale “portata cosmica” non possono non essere considerate evidentemente “universali”.

Lo studio della Baghavad Gita, in sostanza, è sicuramente auspicabile anche per un moderno occidentale, rivelandosi con ogni probabilità anche un’efficace Pharmakon contro un globale controllo mentale ed un condizionamento che, attuato dagli organismi di potere che sfruttano l’ignoranza delle masse, ha reso insopportabilmente nevrotica la vita mentale dell’uomo della civiltà industrializzata, il quale dovrebbe far suoi questi ed altri tesori di sapienza, inclusa naturalmente la sublime dottrina liberatoria del Maestro dei Nuovi Tempi, sottoposta ovviamente, come ogni altra cosa, ad un sano giudizio e non a futili critiche Momistiche, al fine d’affrancarsi da tale controllo, questo sì davvero Satanico ed Ahrimanico.

 

(ampliamento di appunti di diario del 21 Ottobre 2008)

In Memoria di Margherita

Posted in poesia on 3 Ottobre 2008 by fabiotodeschini

 

Alcuni giorni fa, a Venezia, una ragazza si è addormentata nel suo letto per non svegliarsi più. Il poeta di queste pagine la conosceva e molte sere aveva avuto il piacere di parlarle, in modo più o meno sobrio, potendo con quest’anima gentile e, a suo modo, raffinata, evocare argomenti, come l’arte, la musica, la poesia, per i quali è raro trovare un degno interlocutore.

Margherita è affondata nell’oblio, aprendo le sue porte con l’alcool e una scatola di tranquillanti…

Pochi giorni fa, solitario, pensoso, remoto, al poeta capita un’esperienza sovrasensibile che gli permette di diventar dio e compiere il miracolo dell’immortalità…

(dal “Libro delle Nebbie”)

“Il poeta è seduto su una panca con lo sguardo perso nel vuoto, nella sua quotidiana assenza di memoria e d’ individualità, nella contemplazione beata, atarassica, del centro delle nebbie. Improvvisamente, sfumata, lieve, odorante del sottile, rosato profumo d’eternità, una figura compare davanti ai suoi occhi, che hanno già visto molti, moltissimi terribili cieli. Margherita si affaccia all’anima del poeta, gli tende una mano, l’accoglierà lui nel suo spirito?  Un sorriso emerge, abbozzato quanto l’immagine dallo specchio dell’aldilà…  Il suo stesso sorriso, l’atto stesso del sorridere dissolve il corpo del poeta quanto basta per entrare in contatto con il fantasma della giovane, vedere i suoi ultimi momenti umani.  Il bardo compassionevole osserva ora una camera da letto come tante, un giaciglio a due piazze, una donna dal volto gentile e dallo sguardo triste, gli occhi luccicanti d’infernale liquore, due fili di lacrima le rigano le guance arrossate.  Margherita beve una lunga, fin troppo generosa sorsata dalla bottiglia; barcolla singhiozzante fino al letto, cerca a tentoni qualcosa sul comodino…  Nel palmo della mano ha una manciata di sette o otto pillole, ma la scatola è vuota: quale spirito sa dirmi se un tempo non lontano fu piena? Io lo immagino senza il vostro aiuto. Ben altro m’attendo da voi. Margherita ingoia le pastiglie di Hypnos con un altro terribile, infinitamente profondo sorso. La camicia da notte si bagna d’alcool e lacrime, v’è una disperata corsa al nero in quest’anima triste ma solo pochi attimi prima così coltivata e brillante, così tenera e delicata, così sofferente e selvaggia…  Le lacrime, i singhiozzi cessano; la bottiglia cade senza darsene peso, morta, vuota. E Margherita si distende, prima con esasperante lentezza, poi con un tonfo fatale, sul soffice giaciglio del viaggio ultimo.  Farfalle elettriche volano fuori della finestra, telepaticamente annunciando IL PASSAGGIO.  Ora la nebbia brillante che è in lei desidera, più d’ogni altra cosa, ricongiungersi alla nebbia che è ovunque, universale, madre liquida e gassosa, penetrante ogni spazio, distruttrice d’ogni tempo, d’ogni TENTATIVO DI TEMPO.   Un’oscura spirale, una sorta di macrocosmica eclisse, tenta di far saltare il contatto, la Possibilità, ma il poeta, sublimato, può combatterla, può creare uno spiraglio luminoso attraverso il quale il fantasma di Margherita ( e al diavolo gli spiritisti) può allungare un tenue braccio eterico, tendendo la mano tremante.  Non avrai più emozione qui, Margherita, afferrando pronto la tua mano io, Grande Maestro delle Nebbie, Ultimo Re Cimmerio, Estremo Maledetto estraniato dalla materia e fuggente il Cielo Unico, ti faccio superare gli invisibili cancelli della nostra Città Siderale, pronta ora a conoscere l’infinito, l’eternamente espanso mondo che il Libro delle Nebbie racconta. Congiungendo le mani scompare per sempre la tua forma, io ritorno al mio sorriso, seduto sulla panca in cui ho compiuto il miracolo. Sei in me e non lo sei.       Margherita, sei nelle nebbie adesso. Un coro di spiriti t’accoglie caldamente tra loro.”