Il giudizio di Rudolf Steiner, a mio parere, è sempre stato piuttosto severo ogni qualvolta è stato costretto dalla sua incontestabile dedizione alla verità a dedicarsi allo studio delle radici profonde ed occulte delle antiche religioni, in modo tale da poterne visualizzare (e farli visualizzare ai suoi adepti) i principi essenziali. Anche nel caso del famosissimo poema indiano, Il “Canto del Beato” Krishna Vasudeva, è stato così.
La severità di Steiner nella classificazione delle religioni pre cristiane o comunque dei precedenti sistemi filosofici – gnostici come successivi gradini dell’evoluzione spirituale dell’umanità si evince dalla completa mancanza di flessibilità temporale di colui che Massimo Scaligero, con radioso spirito di devozione, soprannominò ”Il Maestro dei Nuovi Tempi”; tale mancanza fa presumere che ogni concezione sia irrimediabilmente e strettamente connessa con il periodo storico in cui si è sviluppata (escluso ovviamente il cristianesimo), in modo tale che nulla (o quasi nulla) di ciò che veniva insegnato da questa o da quella Scuola possa essere utile allo sviluppo spirituale dell’uomo moderno, a meno che non venga visto (o sublimato?) e concepito sotto l’ottica antroposofica, la sola (per lui) in grado di innalzare l’uomo alle più alte vette sovrasensibili.
Le infinite virtù dell’Antroposofia e gli incentivi donati da essa ai più svariati campi del sapere umano sono indiscutibili, notiamone ad esempio l’estrema modernità e la quasi completa versatilità in ogni ramo del sapere attuale, ma, a mio modesto parere, portà in sè anche il difetto evidente di attribuire un’esagerata importanza all’evento del Golgotha e , più in generale, all’UNIVERSALITA’ del significato (indubbiamente assai profondo) del Cristo e della Sua morte per l’umanità dell’attuale ciclo cosmico. Risulta, in questo senso, molto interessante paragonare i suoi scritti a quelli dell’altrettanto famosa Società Teosofica, la quale, proprio per l’indirizzo più orientaleggiante, finì per espellere Steiner e l’intera Sezione Tedesca da lui diretta.
Poco sopra ho citato di sfuggita la dottrina Hindu dei cosiddetti “Cicli Cosmici”, e non a caso, perchè, pur essendo un devoto estimatore di Steiner, non ho potuto fare a meno, con un certo rammarico che devo pur tuttavia esprimere, di notare che questo grande uomo ( ciò è palese aldilà di ogni possibile discrepanza concettuale), volontariamente dimenticò molti concetti chiave dell’induismo, come questo appunto, connesso con la venuta (“Discesa”, in realtà) dell’ultimo AVATARA di Vishnu, KALKIN, alla fine del KALI YUGA, la fine dei tempi. Molti Tantra da me studiati (cfr. KCT) e tuttora seguiti da molte scuole, anche in Occidente, ne parlano diffusamente. Certo sarebbe esagerato identificare nella discesa del principio divino in Gesù di Nazareth il decimo Avatara di Vishnu! Su questo penso non si possa muovere alcuna obiezione, nè sul fatto evidente che dottrine di tale “portata cosmica” non possono non essere considerate evidentemente “universali”.
Lo studio della Baghavad Gita, in sostanza, è sicuramente auspicabile anche per un moderno occidentale, rivelandosi con ogni probabilità anche un’efficace Pharmakon contro un globale controllo mentale ed un condizionamento che, attuato dagli organismi di potere che sfruttano l’ignoranza delle masse, ha reso insopportabilmente nevrotica la vita mentale dell’uomo della civiltà industrializzata, il quale dovrebbe far suoi questi ed altri tesori di sapienza, inclusa naturalmente la sublime dottrina liberatoria del Maestro dei Nuovi Tempi, sottoposta ovviamente, come ogni altra cosa, ad un sano giudizio e non a futili critiche Momistiche, al fine d’affrancarsi da tale controllo, questo sì davvero Satanico ed Ahrimanico.
(ampliamento di appunti di diario del 21 Ottobre 2008)
