Archivio per Gennaio, 2009

Secchezza animica

Posted in narrativa, poesia on 31 Gennaio 2009 by fabiotodeschini

Chiedendo previamente venia, pur non avendo intenzioni offensive nei riguardi di chicchessia, pubblico qui un brano del mio Libro delle Nebbie, opera in perenne costruzione temo, che esplica, spero, nel consueto modo simbolico ed intuitivo, atto a risvegliare scintille intellettuali nelle anime, come nel linguaggio quotidiano (spesso rozzamente infarcito e quasi mai realmente ragionato) espressioni apparentemente semplici e molto comuni, nascondano verità ermetiche quasi completamente ignorate dagli umani lingue sciolte che le utilizzano. Buona lettura.

“La ragazza con i capelli rossi (tranquillizzatevi tutte, parliamo d’un sano archetipo, una matrice, ovviamente) si è stancata dell’insulsa nullità intellettuale del collega, ne ha piene le tasche del suo fare insignificante, meno d’un uomo, un individuo talmente grigio, ai suoi occhi, talmente piccolo da meritare di scomparire, da meritare d’essere schiacciato, strappargli via quello scheletro oscuro di carbonio spirituale chiamato esistenza.

Mentre, loro malgrado, stanno lavorando fianco a fianco, ad un certo punto il nervosismo esplode in un’affermazione recisa ed abbondantemente rabbiosa, anche se mascherata sapientemente da un tono discretamente calmo e vagamente ironico.

“Basta! Mi secchi l’anima!”

Il collega sorride timidamente, come per scusarsi, non parla; questo rende ancor più stizzita la ragazza con i capelli rossi che, voltandosi bruscamente, lascia lì il collega e se ne corre via a gran passi, forse per evitare di sfogarsi su di lui percuotendolo.

Io ho raccolto l’atomo scintillante contenente questo episodio, che mi aveva colpito mentre lo osservavo dall’Oltre, solfeggiando i miei motivi cosmici e nebulosi, dondolandomi sulla mia sedia atemporale; poi l’ho mostrato ad alcune entità delle nebbie di cui, con il mio solito buon cuore, riporto testualmente le risposte opportunamente tradotte da immagini santificate in vili lettere, parole e discorsi.

Hermes: “Ascende dalla Terra al Cielo e ridiscende dal Cielo alla Terra, raccogliendo la forza delle cose superiori e delle cose inferiori”.

Eraclito: “Un uomo ubriaco un fanciullo lo guida, il piede gli vacilla e non sa dove mettere il passo: egli ha umida l’anima”.

Un neoplatonico: “Così è… L’anima pura ovvero l’anima intellettuale è quella che, esaurito il suo compito, si separa dalla materia ed esiste come secco splendore, senza ombra o nube: l’umidità costituisce nell’aria una nuvola, la secchezza un secco splendore”.

Il Sole: “L’anima giunge a me dopo esser passata attraverso l’acquea stazione lunare; né io sono la sua meta, giacché la mia energia la sospinge ancor più in alto, verso altre sfere ed altri cieli, dove altre purificazioni l’attendono.”

Il Re Cimmerio (traduttore di nebbie): “Sono passato attraverso l’innominabile Gorgo, dopo le sfere, ridiscendendo come aurea acqua intellettuale che divenne l’energia del fulmine con la quale mi catalizzai nel diamante, dal quale partì il raggio che incendiò la rosa e penetrò nella caverna al di sotto di essa…”

Iside: “Avvolgo maternamente il frutto del mio amore tra le mie braccia, il frutto del mio amore eterno, il Salvatore della fine dei tempi… Egli attende il ritorno del padre, dal fiume della morte, lontano nell’Amenti, sparpagliato nel mondo dalle dee oscure mascherate da Nero Gemello, da Ombra di Morte.

Mio fratello è un dio nero, io sono una dea bianca. Io, sorella, sono una dea nera, lui, fratello, lui, marito, è un dio bianco”.

 

Queste sere

Posted in poesia on 14 Gennaio 2009 by fabiotodeschini
C'è ancora il mio volto in te...?

C'è ancora il mio volto in te...?

Mute voci

alternano saporiti vitigni,

le sere tutte

si applicano solerti a spalle scordate

nell’aprica vallata del ricordo

dall’occhio sileno

zufolando nitro di rugiada

“Mi pensi ancora?”    chiedono

nell’ode sincretica eppur solitaria

“Ho ancora un volto in te?”   e soffrono

questa sera, di pioggia anarchica

assisi

di voci mute, Cariti leggiadre

alteramenti agognando lamenti

energie infanganti balsami eliconii

questa sera

queste sere

quasi come arringhe

di luce

alle acque.

 

14 Gennaio 2009