Archivio per Febbraio, 2009

Lirica invernale

Posted in poesia on 19 Febbraio 2009 by fabiotodeschini

Sospirare in una mattinata d’inverno

Soleggiata lontananza azzurra sapore

Stesi nel conato escatologico, una fine rigida

Raggio sarcastico e superbo

Ride di una solitudine diarroica

Ampliando gelo azzurro nel carbonio inchiostro scheletro

Sospiro dell’angolo acquattato a comprendere l’antico

Male d’ Aurora

Interrogativo nascente

I geloni e le screpolature letterarie che impongono

Nuovi amori, Amori sognati

Nell’ elevato grado brunito, le sorprese, le compagnie

Amori e città e sogni

Ecco l’orestica ara tegea, l’Etruria, la Crimea nebbiosa, Ande rarefatte… 

I porti malinconici…

Tutti nel mazzetto di formule magiche, personalissimo mantramanjari

Partire nel sospiro

Ahinoi, il letamaio volgare in cui fummo pasciuti

Schiavi, schiavi di stelle lontane… Pazienti…

Un oscuramento lunare sugli scritti mentali

Ignorati

L’ inganno di un dio giocoliere, un Loki, Joker di corte

Per il silenzio del poeta che è certamente inequivocabilmente

Sospiro ghiaccio solare solitudine

Spirare nella mattinata decisa e stabilita

Perle lacrime immobili ormai

Sospiro dei fogli smarriti, mazzo disperso dal vento

Per ispirare germinando menti migliori.

 

 

 

giovedì 19 Febbraio 2009

…dalle nebbie… ancora…

Posted in poesia on 8 Febbraio 2009 by fabiotodeschini

Un pezzo che mi piace molto. Ce ne sono diversi simili a questo nel LDN, adattati agli utilizzi delle diverse imprese e dei rispettivi stati di esistenza. Il LDN oscilla sempre tra stato cosciente, sovra e sub cosciente, onirico, sovra e sub sensibile… Il punto di vista è continuamente mutato, le prospettive praticamente infinite. Tutto ciò ha una struttura continua che forse un giorno spiegherò.

 

“Spedizioni perse nel nulla, terribili anabasi in territori sabbiosi ed ostili, in giungle intricate, verso remoti luoghi che non saranno mai raggiunti…

Zattere piene di moribondi avventurieri alla deriva in sconosciuti delta… Prigionieri che languiscono in gabbie di bambù, tribù di cannibali, uomini di Neanderthal, uomini – scimmia costruiscono imperi nel cuore di giungle che nessuno potrà mai penetrare…

Scrittori sconosciuti divenuti capi-villaggio incidono le loro parole sulla schiena di ammalati, curandone simbolicamente la lombaggine, drogandosi con decotti di erbe colte durante pleniluni ammantati di sogni ed immagini…

Spedizionieri con le gambe spezzate in fondo a crepacci da cui nessuno sentirà mai le invocazioni d’aiuto… Spezzano capsule di cianuro di potassio tra i molari, facendola finta con il dolore e la solitudine e la completa, cieca indifferenza dei loro dei…

Battelli a vapore semidistrutti, alla deriva verso l’oceano/specchio di tutti i ricordi… Sì, l’oceano ricorda, ricorda molto bene tutta la cronaca delle evoluzioni.

Luci colorate in un mondo primigenio, luci umane, luci di calore solidificatesi in particelle creatrici, capaci di estrarre energie dai semi, dalle bacche, alberi, terra, cielo…

Prendono un the fortissimo seduti intorno ad un falò, osservati da migliaia di occhi spietati nella notte; un vecchio morente racconta storielle picaresche per distrarre le loro giovani menti dalla fine imminente… Dall’implacabile volontà distruttrice della Natura, il suo modo d’amare gli esseri…

Aguzzano la vista indebolita da mille soli i naufraghi della Terra, sperduti su isolotti disabitati, smagriti dalle diete forzate e dal logoramento e dalla solitudine…

Asceti nelle grotte di catene montuose inaccessibili, vivono in uno stato vegetativo – minerale, evitando l’assideramento attraverso tecniche di meditazione che provocano un riscaldamento minimo interno…

I poeti trovano la loro isola felice, fondando una Comunità, la prima comunità solare e perfettamente anarchica…

Vapori mefitici, esalati dai profondi crepacci del suolo, da grotte carsiche, sulfuree, da laghetti sotterranei e dimenticati, mentre il folleggiare degli animali assume una tonalità cataclastica, scintille di zolfi verdi e rossi sprizzano verso un ambiente esterno, dove un coniglio umanoide, imprevedibile e completamente folle balbetta esilarato e demoniaco: “Questo è tutto, amici”.

Inondazioni e smottamenti del terreno, scosse sismiche nelle profondità oceaniche, villaggi spazzati va da pestilenze, mentre gli animali escono dalla foresta per cibarsi dei cadaveri umani e per riprendere il posto di comando nella piramide della vita fisica terrestre…

Nelle abissali profondità marine, pesci d’incubo, animali oscuri fatti di bocche e denti aguzzi, lasciano che fluorescenze chimiche illuminino il percorso verso più neri e profondi orrori…”