Frammento…
(…) E queste nostre nere lingue, con le queli sbeffeggiamo gli specchi padroni delle nostre immagini, oscurate dai vini dell’ignoranza, hanno forse mai invocato un fuoco purificatore oltre le loro papille bruciate dall’esistenza? No, no ti dico, non c’è frutto nell’azione dello spargimento di vino o di sangue; non c’è nessun eroismo nell’essere invocati dall’immagine nello specchio. Possiamo vagare per eoni senza fine nella calda vasca del cosmo; possiamo locomotizzare ad alta velocità la penna lungo i binari delle nostre esistenze disciolte dalle stelle, quelle sagge mocciose brillanti. Eppure, nonostante tutte le beltà di cui ci saremo autoproclamati cantori o artefici, un solo segmento marcherà il sigillo di colui che si è definito mago, sciamano o artista: l’impeto che si spegne quando la cornice è rotta e il dipinto continua nel mondo. La parola segregata come un oscuro grimorio maledetto all’interno del sarcofago del tempo. Hai in mano una chiave: che cosa farai?