Cosmogonie e creazioni… Più o meno.
Uno dei godimenti maggiori nello studio della storia delle religioni è la possibilità di notare come i miti più universali siano al tempo stesso i più facilmente utilizzabili come oppiacei nel corso del divenire della coscienza umana, allo scopo di celare verità piuttosto scomode che, soltanto nella nostra Età, grazie alla fisica quantistica e all’Anarchismo Spirituale, possono essere efficacemente provate; fisicamente nel primo caso, fisicamente & spiritualmente nel secondo.
Uno dei miti cosmogonici più noti è la cosiddetta “separazione del cielo dalla terra“, una sorta di interruzione nelle comunicazioni tra
gli dei e gli uomini, dovuta alle più svariate ragioni. Nella Cina antica, per esempio, si narra che l’Essere antropomorfo primordiale P’an Ku nacque quando “il Cielo e la Terra erano un Caos simile ad un uovo” e il suo successivi sacrificio e smembramento (che trova parallelismi evidenti in molte altre culture, Tiamat in Mesopotamia, il Purusha Hindu, Ymir, il Brahamanda ecc. per non parlare delle successive interpretazioni ermetico-rinascimentali) dona una prima parvenza di “ordine” al caos, dando inizio alla cosmogonia. Altre volte il mito si presenta al contrario: le più antiche teogonie e cosmogonie dell’Egitto pre-dinastico parlano dell’affioramento di una “Collina” dalle acque primordiali, o di un “Fiore di Loto” che segna la posizione del “Primo Luogo”; la nascita della geografia terrestre in pratica (ma… “La Mappa non è il Territorio“, ricorda Korzybski, nemmeno quando si tratta di geografia spirituale), solitamente poi, come nel caso di Heliopolis, il luogo primordiale rimane come santuario per eccellenza della successiva cultura affiorante. Nei miti delle origini mesopotamici, come in quasi tutte le cosmogonie simili, viene in certo qual modo ricordata la “beatitudine” che preesisteva alla separazione dei due principi opposti, Cielo (An) e Terra (Ki), maschile e femminile uniti nello Hieros Gamos che è la totalità androgina dell’Essere primordiale. In molti casi la vita nel “Paradiso Terrestre” viene assimilata ad una condizione pre-cosmogonica, come nella successiva speculazione taoistica di Chuang-Tzu.
Tali separazioni e sacrifici sono però strettamente necessari affinché Uomini & Dei possano uscire dallo stato di “sonnolenza” primigena, dalla condizione uterina che la Madre Universale, solitamente identificata con le Acque Primordiali cioè il Caos delle origini stesso, non può mantenere, poichè la tensione alla divisione e alla successiva coincidentia oppositorum è praticamente ineluttabile; in questi casi solitamente la Madre scende allora sotto terra, diviene una Dea Ctonia più o meno oscura. In altri casi la speculazione religiosa successiva la identifica con la Natura stessa (Prakriti nel Samkhya), una sostanza universale che trova le sue ipostasi selvagge nelle varie Artemide, Diana, Cibele, le “Signore degli animali” che troveranno nelle Menadi Dionisiache i loro molteplici avatara umani.
In questo modo, tutta la successiva direzione religioso-spirituale conduce come una freccia verso il risolvimento di questa dicotomia primordiale, e tutta la speculazione indiana e orientale si baserà su questo problema insolubile, dai Veda ai Brahamana al Vedanta fino al Giainismo e al Buddhismo, che vedrà un apice di luce nell’averbalità di Nagarjuna, suo riformatore: è del tutto inutile discutere del vuoto (sunnyata), poichè la parola non potrà mai spiegarlo. Ciò valeva naturalmente anche per suoi stessi insegnamenti.
C’è un profondo sentimento poetico, oltre che religioso, nei miti delle origini; per quanto si sia coscienti che essi in realtà non spiegano
una “creazione” in senso stretto, come tra poco sarà rivelato, non ci si può esimere dal provare un certo affetto per coloro che li crearono all’alba della coscienza verbale dell’essere umano. Poveracci… Che altro potevano fare se non edulcorare con la loro recente e crescente fantasia ciò che ancora non potevano spiegare a se stessi? Questo “apparato verbale” si formò in seguito, e ormai le verità sulle cosiddette “origini” erano andate perdute. Perdute perchè in realtà mai percepite, ma esse sono ancora lì, l’universo è qui e ora; lo spettacolo può ancora essere visto da una mente aperta e re-anarchizzata, cioè ri-unita.
Sappiamo che questo cosmo è una porzione, una bolla enfiata a bassa entropia di un più vasto sistema intercomunicante di Multiversi, nei quali la possibilità di un universo causale e verbale si manifesta appunto in una cosmogonia e nella successiva strutturazione gerarchica macrocosmica, causa prima della legislazione terrena sociale. Non occorre essere nè fisici nè storici delle religioni per comprendere che i miti cosmogonici della separazione primordiale sono in realtà immagini nate dai primi livelli della coscienza e dell’immaginazione umane della “cosmicizzazione” di un universo nell’ambito più vasto di un Multiverso, che a sua volta si compenetra di altri Multiversi. Queste metafore, per quanto poetiche, trovano la loro fin troppo semplice risoluzione fisica e spirituale nella vibrazione ordinante una porzione, quasi “ammalata di un virus verbale”, di un Multiverso raggiungibile superando ontologicamente, fisicamente e spiritualmente la vibrazione stessa, cioè risalendola per ri-penetrare nell’Unità Molteplice rappresentata religiosamente con il concetto di “beatitudine paradisiaca degli inizi”. Inizio in realtà inesistente; si potrebbe chiamare semplicemente un “processo” avvenuto nell’organismo multiversale così come una malattia, una mutazione o qualsivoglia altra “deviazione” avviene microcosmicamente nel corpo umano.
A tale proposito, per concludere si può tranquillamente affermare che l’espressione “il cervello umano come specchio del cosmo” non
solo non è nè astratta nè errata, ma contiene una verità fondamentale: così come il cosmo, separato verbalmente e gerarchicamente dai Multiversi non espleta al pieno le sue potenzialità, così l’essere umano post-cosmogonico non utilizza completamente le sue facoltà sensoriali. La sintesi e la cura per questa malattia è ovviamente il Silenzio: non soltanto il silenzio meditativo cerebrale, che lascia “spazio” all’ingresso di facoltà definite “sovrasensoriali”, ma anche il silenzio extra-cosmico esperibile attraverso l’ingresso nei Multiversi non causalizzati dalla vibrazione cosmogonica. Ecco perchè lo studio comparato della fisica quantistica, della storia delle religioni e della fisiologia umana completa del suo apparato spirituale, dal punto di vista dell’Anarco-spiritualismo rappresenta la più importante via d’accesso alla nuova evoluzione dell’Essere Umano.
Shaykh al ‘Ama