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Sfogliando un vecchio libro… (LdN)

Posted in narrativa, poesia on 18 Agosto 2009 by fabiotodeschini
Sospensione...

Sospensione...

Sfogliando un vecchio libro polveroso tratto da una posizione statica, in un luogo-non luogo, scaffale addormentato e scricchiolante  ma ancor custode e vivo, può capitare che un foglietto strapazzato sia in attesa tra le pagine, magari da molto, moltissimo tempo, come una bomba inesplosa. Essa può capitare nelle mani giuste o in quelle sbagliate.

Intercettato messaggio dell’Esercito delle Nebbie: maneggiare con estrema cautela. Mangiare dopo aver divulgato ad un “io” complice.

“La liberazione della mente umana da se stessa e dalle altre entità mentali, da parolapensieroazionecorpovitamortenascita, passa necessariamente attraverso l’esatta applicazione di due arti o tecniche basilari, in grado di “rompere” il meccanismo illusorio della pre-realtà e del controllo della mente sulla mente sulle menti: la meditazione profonda (o assoluta) e la Nebbia Lirica. Dove per “Nebbia Lirica” s’intende un nuovo modo-non modello astrutturale di poiesi letteraria: nebbia – oceano – battigia – onda – profondità – illimitatezza – incontenibilità-fluido-utero-gamete autarchico, in grado di destabilizzare il comune flusso del pensiero umano. Ondulazione bacio continuo sabbia acqua sale movimento interno esterno abisso centro del mare occhio serpente rosa loto sole betilo geroglifico silenzio silenzio silenzio silenzio oro oro oro oro oro oro oro oro.

Entrambe le arti o tecniche suddette sono altresì utilissimi strumenti di difesa psichica: le agenzie dell’oscurità informativa, che gestiscono i comuni flussi del pensiero e della cultura attraverso virulenti attacchi psico-fisici         (un essere pluricellulare creato al momento come esempio: vaginamonetagradocasapenemonetagradolavorovedereguardare farepiùdituttivelocitàmonetavaginagradopenelavorocasa piscinapotereordineorgogliomonetavelocità comandocasagradovaginafigliofigliagenesocietàpenemonetalavoro), e che creano esseri atti ad assorbire e sviare il pensiero focalizzandolo su banalità e frivolezze (in realtà di tutt’altra natura e pregnanza, come si capisce), siano essi demoni, Lupi Ipertestuali o Leviatani nei cui fanoni rimane impigliato il krill dell’essere, troveranno un muro ed uno scudo, un cerchio magico di difesa assai difficile da abbattere.

La Nebbia Lirica crea disorientamento e intelligenza/sapienza contemporanemente generalizzata e specializzata, sviando così ogni possibile attacco esterno, letterario o mediatico, in quanto velo che cela e svela nello stesso tempo.

Il puro pensiero (cioè pensiero non-verbale) nasce invece spontaneamente in seguito al corretto esercizio della meditazione assoluta o profonda: se questo stato viene mantenuto, il contratto d’invulnerabilità è del tutto impossibile da inficiare  poichè lo scudo è privo di qualsiasi falla e, soprattutto, in quanto non c’è più assolutamente nessuna guerra in corso. Se, al contrario, lo stato in questione è solo passeggero (come capita se l’esercizio spirituale non è costante), l’agente-poeta-soldato ritorna alla nebbia letteraria che gli fa da palladiano scudo in attesa dell’esercizio successivo.”

Il brandello di fitta calligrafia viene brevemente masticato e poi ingoiato; il volume polveroso ritorna alla sua primitiva, statica posizione di attesa.

Secchezza animica

Posted in narrativa, poesia on 31 Gennaio 2009 by fabiotodeschini

Chiedendo previamente venia, pur non avendo intenzioni offensive nei riguardi di chicchessia, pubblico qui un brano del mio Libro delle Nebbie, opera in perenne costruzione temo, che esplica, spero, nel consueto modo simbolico ed intuitivo, atto a risvegliare scintille intellettuali nelle anime, come nel linguaggio quotidiano (spesso rozzamente infarcito e quasi mai realmente ragionato) espressioni apparentemente semplici e molto comuni, nascondano verità ermetiche quasi completamente ignorate dagli umani lingue sciolte che le utilizzano. Buona lettura.

“La ragazza con i capelli rossi (tranquillizzatevi tutte, parliamo d’un sano archetipo, una matrice, ovviamente) si è stancata dell’insulsa nullità intellettuale del collega, ne ha piene le tasche del suo fare insignificante, meno d’un uomo, un individuo talmente grigio, ai suoi occhi, talmente piccolo da meritare di scomparire, da meritare d’essere schiacciato, strappargli via quello scheletro oscuro di carbonio spirituale chiamato esistenza.

Mentre, loro malgrado, stanno lavorando fianco a fianco, ad un certo punto il nervosismo esplode in un’affermazione recisa ed abbondantemente rabbiosa, anche se mascherata sapientemente da un tono discretamente calmo e vagamente ironico.

“Basta! Mi secchi l’anima!”

Il collega sorride timidamente, come per scusarsi, non parla; questo rende ancor più stizzita la ragazza con i capelli rossi che, voltandosi bruscamente, lascia lì il collega e se ne corre via a gran passi, forse per evitare di sfogarsi su di lui percuotendolo.

Io ho raccolto l’atomo scintillante contenente questo episodio, che mi aveva colpito mentre lo osservavo dall’Oltre, solfeggiando i miei motivi cosmici e nebulosi, dondolandomi sulla mia sedia atemporale; poi l’ho mostrato ad alcune entità delle nebbie di cui, con il mio solito buon cuore, riporto testualmente le risposte opportunamente tradotte da immagini santificate in vili lettere, parole e discorsi.

Hermes: “Ascende dalla Terra al Cielo e ridiscende dal Cielo alla Terra, raccogliendo la forza delle cose superiori e delle cose inferiori”.

Eraclito: “Un uomo ubriaco un fanciullo lo guida, il piede gli vacilla e non sa dove mettere il passo: egli ha umida l’anima”.

Un neoplatonico: “Così è… L’anima pura ovvero l’anima intellettuale è quella che, esaurito il suo compito, si separa dalla materia ed esiste come secco splendore, senza ombra o nube: l’umidità costituisce nell’aria una nuvola, la secchezza un secco splendore”.

Il Sole: “L’anima giunge a me dopo esser passata attraverso l’acquea stazione lunare; né io sono la sua meta, giacché la mia energia la sospinge ancor più in alto, verso altre sfere ed altri cieli, dove altre purificazioni l’attendono.”

Il Re Cimmerio (traduttore di nebbie): “Sono passato attraverso l’innominabile Gorgo, dopo le sfere, ridiscendendo come aurea acqua intellettuale che divenne l’energia del fulmine con la quale mi catalizzai nel diamante, dal quale partì il raggio che incendiò la rosa e penetrò nella caverna al di sotto di essa…”

Iside: “Avvolgo maternamente il frutto del mio amore tra le mie braccia, il frutto del mio amore eterno, il Salvatore della fine dei tempi… Egli attende il ritorno del padre, dal fiume della morte, lontano nell’Amenti, sparpagliato nel mondo dalle dee oscure mascherate da Nero Gemello, da Ombra di Morte.

Mio fratello è un dio nero, io sono una dea bianca. Io, sorella, sono una dea nera, lui, fratello, lui, marito, è un dio bianco”.