Archivio per la Categoria poesia

Oltre il luminoso mar del mattino

Posted in poesia on 31 Ottobre 2009 by fabiotodeschini

Vista da quieti versificatori,   

una città potrebbe sembrare quasi affabile   

di primo mattino, frizzante chiarore nell’occhio socchiuso. Già.    

Giardinieri potanti chiome parrucche vegetali signore,    

odor di benzina odore ricordo odo…re… re… re… Chi chiami?    

Numeri di profumi essenze particelle sospese vagano,    

lente inie percorrono l’aria in attesa di traduzione, lo scopo del gheriglio;   

un giardino chimicamente invaso, vite si librano gassose, alba del rebis nel muto libro.    

Quieta attesa di stomaco brontolante e tabacco cubano.    

Al centro di un mondo, lo scarto in attesa all’interno, espulsione meccanica,    

bellezza-estetica-forma-concetto- uomo,    

falciata dai profumi dagli olezzi valicata,    

cinguettio    

oltre lo scatto turistico mi vedrete in vetrina in raggi al neon,      

segnale di partenza, nostalgia, ti ricorderai, nave, tu, o pensiero veloce?    

Oltre il luminoso    

mar del mattino.    

30-10-09      9:00 a.m.

Visione del mattino…

Posted in poesia on 5 Settembre 2009 by fabiotodeschini

Ho visto una pianta

come una colonna

di vorticoso

turbinante verde

e sorgeva da un nero vaso

e la colonna era avvolta

nella plastica del mio tempo.

 

 

4 Settembre 2009

Sfogliando un vecchio libro… (LdN)

Posted in narrativa, poesia on 18 Agosto 2009 by fabiotodeschini
Sospensione...

Sospensione...

Sfogliando un vecchio libro polveroso tratto da una posizione statica, in un luogo-non luogo, scaffale addormentato e scricchiolante  ma ancor custode e vivo, può capitare che un foglietto strapazzato sia in attesa tra le pagine, magari da molto, moltissimo tempo, come una bomba inesplosa. Essa può capitare nelle mani giuste o in quelle sbagliate.

Intercettato messaggio dell’Esercito delle Nebbie: maneggiare con estrema cautela. Mangiare dopo aver divulgato ad un “io” complice.

“La liberazione della mente umana da se stessa e dalle altre entità mentali, da parolapensieroazionecorpovitamortenascita, passa necessariamente attraverso l’esatta applicazione di due arti o tecniche basilari, in grado di “rompere” il meccanismo illusorio della pre-realtà e del controllo della mente sulla mente sulle menti: la meditazione profonda (o assoluta) e la Nebbia Lirica. Dove per “Nebbia Lirica” s’intende un nuovo modo-non modello astrutturale di poiesi letteraria: nebbia – oceano – battigia – onda – profondità – illimitatezza – incontenibilità-fluido-utero-gamete autarchico, in grado di destabilizzare il comune flusso del pensiero umano. Ondulazione bacio continuo sabbia acqua sale movimento interno esterno abisso centro del mare occhio serpente rosa loto sole betilo geroglifico silenzio silenzio silenzio silenzio oro oro oro oro oro oro oro oro.

Entrambe le arti o tecniche suddette sono altresì utilissimi strumenti di difesa psichica: le agenzie dell’oscurità informativa, che gestiscono i comuni flussi del pensiero e della cultura attraverso virulenti attacchi psico-fisici         (un essere pluricellulare creato al momento come esempio: vaginamonetagradocasapenemonetagradolavorovedereguardare farepiùdituttivelocitàmonetavaginagradopenelavorocasa piscinapotereordineorgogliomonetavelocità comandocasagradovaginafigliofigliagenesocietàpenemonetalavoro), e che creano esseri atti ad assorbire e sviare il pensiero focalizzandolo su banalità e frivolezze (in realtà di tutt’altra natura e pregnanza, come si capisce), siano essi demoni, Lupi Ipertestuali o Leviatani nei cui fanoni rimane impigliato il krill dell’essere, troveranno un muro ed uno scudo, un cerchio magico di difesa assai difficile da abbattere.

La Nebbia Lirica crea disorientamento e intelligenza/sapienza contemporanemente generalizzata e specializzata, sviando così ogni possibile attacco esterno, letterario o mediatico, in quanto velo che cela e svela nello stesso tempo.

Il puro pensiero (cioè pensiero non-verbale) nasce invece spontaneamente in seguito al corretto esercizio della meditazione assoluta o profonda: se questo stato viene mantenuto, il contratto d’invulnerabilità è del tutto impossibile da inficiare  poichè lo scudo è privo di qualsiasi falla e, soprattutto, in quanto non c’è più assolutamente nessuna guerra in corso. Se, al contrario, lo stato in questione è solo passeggero (come capita se l’esercizio spirituale non è costante), l’agente-poeta-soldato ritorna alla nebbia letteraria che gli fa da palladiano scudo in attesa dell’esercizio successivo.”

Il brandello di fitta calligrafia viene brevemente masticato e poi ingoiato; il volume polveroso ritorna alla sua primitiva, statica posizione di attesa.

Esempio faustiano

Posted in poesia on 2 Agosto 2009 by fabiotodeschini

Ecco un esempio di composizione elaborata con il procedimento spiegato nell’ultima parte dell’ articolo pubblicato precedentemente. In questo caso mi sono servito di un intrico complesso di griglie archetipe sul quale ho gettato neri sassolini lucenti presi all’ingresso di un padiglione della Biennale, sei dadi ed il “Faust” di Goethe.

 

Pietra di saturno, nomade re; orsù, che ognuna dichiari l’esser suo.

Tramo nome, libro, pelle e cenere destinata a formarsi da sé sola.

Un fallo-lince; dio anello, dea coppa, suvvia senza insister troppo, senza insister troppo alba di terra!

Erbaverna vagiti in acqua ove il potere è sempre all’erta…

Sapore imputridisce sotto il dio delle more, osservare notte e giorno reca salute all’ammalato, capelli di etere.

È tutto: qualcosa di grande sta per compiersi.

 

 29 luglio 2009

 

 

Due versi prima del solstizio…

Posted in poesia on 20 Giugno 2009 by fabiotodeschini
Giardino di Villa Pisani

Giardino di Villa Pisani

Temporale…

Non sentir

più un uccello

cantare.

Non una voce, di uomo, di donna, parlare.

Rugiada cerebrale.

Alta regione,

che il mondoDPP_0570

 assale.

Fremendo,

tiepidi,

sentenziando,

certi,

anni d’esperimenti non bastano

ad affermare:

spegniti cartaccia inzuppata

nel temporale.

Ho deciso battaglia,

ho scelto fortunale.

Quel potere reale…

Passando tra i flutti ricordo

e vedo

“Qualcosa di strano è successo

qui.”

 

 

19 Giugno 2009

Ritorno

Posted in poesia on 3 Giugno 2009 by fabiotodeschini

Dubito che abbiate sentito la mia mancanza, comunque, oggi per voi pubblico:

 

 

La cavalcata delle chimere

 

 

Incontravo un amico / che non vedo da tanti, tanti anni, /

in un istante di silenziosa saetta / saldato all’ara remota /

della riunione. / Mentre gustavo arrotolati spiriti di gloria /

nell’arcade simposio dei nostri cuori silvani. /

Temo un sogno.

 

Non ero invisibile e la mia voce di sonore cromatiche liscive /

era udita dall’assemblea plenaria degli uomini, /

non sovrastava il coro comune / del miglior talento. /

Benèfici Immortali / conoscevano il mio nome.

Un sogno, temo.

 

Vergati i miei successi calliopei / sulla lavorata carne d’alberi quotidiani, /

sorridevo / senza galleggiare nell’acqua amara /

l’asprezza dell’aceto che dovrebbe sciogliere le ruggini /

nei lobi martoriati dall’insensato potere /

Temo un sogno.

 

Camminavo senza fastidio pur non essendo solo /

nulla ho poi lasciato inconcluso /

per la forza per la volontà per il merito /

una considerazione più che una glossa marginale, /

non più acquosi occhi frantumati dal rossore incompatibile. /

Soddisfacevo tutto il bisogno del mondo. /

Un sogno, temo.

 

Avevo bruciato l’innominabile triade /

stupido-ignorante-volgare. /

Iniezioni di tracce sublimi, / boschi cristallizzati e spiagge di profonde sensibilità. /

Non mi accorgevo del fetore degli uomini / non c’è questo fetore, /

volatilizzato nelle chiarezze dorate dell’arte degli occhi /

non mi parevano più interessati ad una Moneta-Tetto /

più che alla polimorfa unica universale vita. /

Temo un sogno.

 

Infilzavo rimorsi / a cavallo del mio stesso benigno furore, /

non c’erano più fatue chincaglierie / simili ad acuti antagonisti /

germi velenosi sottilissimi mostri chimere / dette illusioni; /

bruciavo tutto in un fuoco di terra / scivolavo via con la pioggia nei canali di scolo /

finalmente tersi ed incantati. /

Un sogno, temo.

 

Potevo ascoltare una sciocchezza senza fremere /

d’ineguagliabile siccità, / stringere gli occhi in un solipsismo superbo di diversità; /

non corrugavo la fronte / non attendevo al passo d’alta quota /

che il mio nemico passasse per poi colpirlo. /

Ero una cascata, non uno stagno. /

Temo un sogno.

 

Ombre, porte aperte e singulti /

questi segni poco scolastici / meglio un Artemidoro o esegesi junghiana, /

mischiato a questi segni io stesso segno /

senza più sogni, caro Cleone. /

Mi chiamavano signor Todeschini, mister Theodosic, monsieur “Que sais-je?” /

Un sogno, temo.

 

Sempre tutti intorno a me / danza dell’obelisco /

Zenone, Valerio, Riccardo di Mendes, Riccardo Cuore-di-Capro /

l’Uomo-che-è-lì-per-caso, cioè Enrico il Vero… /

Insomma confraternita assolutamente completa e globale, /

un universo idealmente costruito / niente decapitazioni, niente trofei, nessuno strappa le erbacce… /

Gocce di sangue bollente, gocce nel foglio /

Temo un sogno.

 

Cosmopolitamente inneggiando alla bandiera tra le fiamme /

non ad una Fiamma-Bandiera. /

Suole consumate, sempre dimesso / un’anima rastremata /

cuore sempre danzante, sempre eccitato… /

Un’icona viva, elettrizzata, resa forte e dinamica /

dal passato cioè tutti i pioli della scala Presente; /

non più bloccato ormai, non ricordo, non pittura di veleno /

Un sogno, temo.

 

Non “estremità”, non “solo” né ameno /

contemplazione d’eburneo, fine volto… Attendevo. /

Non uno rompeva il silenzio; / riunito in aureo coro /

ero davvero aedo tra gli aedi, / non carme tra filastrocche;  /

potevo non nutrir il ventre, nessun bisogno… /

Temo un sogno.

 

Camminavo nella brezza, radiose mi accoglievano /

tutte le essenze / pietanze /

serali lumi, lanterne coronate d’edera. /

Uomo completo nella Camera del Mezzo /

nutrito dei Sali boschivi, /

restaurando il legame la fune  l’antica consulenza… /

La scienza, il cielo. /

Un sogno, temo.

 

Una libellula gigantesca, elettrica, cornea, potente come tutti gli oceani le procelle /

si alza dallo stagno immobile, quieto, /

dalla verde, psichica zuppa si alza e vola /

via / via / via /

 

Mi risveglio nel sogno di essere me stesso.

 

 

 

 

3 Giugno 2009

Una poesia per chi non vede soltanto un’aurora…

Posted in poesia on 20 Aprile 2009 by fabiotodeschini

Con quale pelle?

 

 

Con quale pelle di luce sciacquata,

vibrando colpi di silenzio

a grigiastre farabutte nubi,

ti mostri oggi, nel giorno della luna,

o Alba?

Piano.

Attendiamo.

Quale verbo schiude questo portentoso reticolo?

Una forma poetica, lettere di dive nubi

adorate da un delirante, vecchio scalzo…

Espiro attimi…

Silenzio.

Con quale volto di primordio

ti mostri oggi,

è un’identità che forse si potrebbe scrivere.

Un ufficio poetico, cratere sfavillante

nel cielo orientale,

comporre l’Identificazione;

o Alba del mio Sentimento!

Subito divento divinità arcana.

Scivolo via dai volti amati,

vivo nelle occhiate sfuggenti,

nei pensieri notturni…

E lascio intonsa la Tua Carta,

Alba.

 

 

20 Aprile 2009

           

Oriens

Posted in poesia on 1 Aprile 2009 by fabiotodeschini

Non ho fame

Ho voglia di ricordare i miei sogni

Palafitte al tramonto d’immense distese placide

Acqua

Giunchi di Madre Oriente Ieri

Intonando nenie quasi solenni

Euforiche poesie di corpi mattino

Richiesto dall’albatros

Non ho fame - Penso

La notte che mangia i pensieri

Sciolto nello scricchiolio di sandali

Giunchi

Giallo tepore levante

Alba di spine dorsali

Ah!

Così quiete

Utilizzo i miei sogni, è tutto qui, sai, il mio lavoro di poeta

Giunca silenziosamente scende canali immobili

Nel giallastro sorriso

Categorica palafitta nel cuore

Delle civiltà remote

 

 

1 Aprile 2009

Lirica invernale

Posted in poesia on 19 Febbraio 2009 by fabiotodeschini

Sospirare in una mattinata d’inverno

Soleggiata lontananza azzurra sapore

Stesi nel conato escatologico, una fine rigida

Raggio sarcastico e superbo

Ride di una solitudine diarroica

Ampliando gelo azzurro nel carbonio inchiostro scheletro

Sospiro dell’angolo acquattato a comprendere l’antico

Male d’ Aurora

Interrogativo nascente

I geloni e le screpolature letterarie che impongono

Nuovi amori, Amori sognati

Nell’ elevato grado brunito, le sorprese, le compagnie

Amori e città e sogni

Ecco l’orestica ara tegea, l’Etruria, la Crimea nebbiosa, Ande rarefatte… 

I porti malinconici…

Tutti nel mazzetto di formule magiche, personalissimo mantramanjari

Partire nel sospiro

Ahinoi, il letamaio volgare in cui fummo pasciuti

Schiavi, schiavi di stelle lontane… Pazienti…

Un oscuramento lunare sugli scritti mentali

Ignorati

L’ inganno di un dio giocoliere, un Loki, Joker di corte

Per il silenzio del poeta che è certamente inequivocabilmente

Sospiro ghiaccio solare solitudine

Spirare nella mattinata decisa e stabilita

Perle lacrime immobili ormai

Sospiro dei fogli smarriti, mazzo disperso dal vento

Per ispirare germinando menti migliori.

 

 

 

giovedì 19 Febbraio 2009

…dalle nebbie… ancora…

Posted in poesia on 8 Febbraio 2009 by fabiotodeschini

Un pezzo che mi piace molto. Ce ne sono diversi simili a questo nel LDN, adattati agli utilizzi delle diverse imprese e dei rispettivi stati di esistenza. Il LDN oscilla sempre tra stato cosciente, sovra e sub cosciente, onirico, sovra e sub sensibile… Il punto di vista è continuamente mutato, le prospettive praticamente infinite. Tutto ciò ha una struttura continua che forse un giorno spiegherò.

 

“Spedizioni perse nel nulla, terribili anabasi in territori sabbiosi ed ostili, in giungle intricate, verso remoti luoghi che non saranno mai raggiunti…

Zattere piene di moribondi avventurieri alla deriva in sconosciuti delta… Prigionieri che languiscono in gabbie di bambù, tribù di cannibali, uomini di Neanderthal, uomini – scimmia costruiscono imperi nel cuore di giungle che nessuno potrà mai penetrare…

Scrittori sconosciuti divenuti capi-villaggio incidono le loro parole sulla schiena di ammalati, curandone simbolicamente la lombaggine, drogandosi con decotti di erbe colte durante pleniluni ammantati di sogni ed immagini…

Spedizionieri con le gambe spezzate in fondo a crepacci da cui nessuno sentirà mai le invocazioni d’aiuto… Spezzano capsule di cianuro di potassio tra i molari, facendola finta con il dolore e la solitudine e la completa, cieca indifferenza dei loro dei…

Battelli a vapore semidistrutti, alla deriva verso l’oceano/specchio di tutti i ricordi… Sì, l’oceano ricorda, ricorda molto bene tutta la cronaca delle evoluzioni.

Luci colorate in un mondo primigenio, luci umane, luci di calore solidificatesi in particelle creatrici, capaci di estrarre energie dai semi, dalle bacche, alberi, terra, cielo…

Prendono un the fortissimo seduti intorno ad un falò, osservati da migliaia di occhi spietati nella notte; un vecchio morente racconta storielle picaresche per distrarre le loro giovani menti dalla fine imminente… Dall’implacabile volontà distruttrice della Natura, il suo modo d’amare gli esseri…

Aguzzano la vista indebolita da mille soli i naufraghi della Terra, sperduti su isolotti disabitati, smagriti dalle diete forzate e dal logoramento e dalla solitudine…

Asceti nelle grotte di catene montuose inaccessibili, vivono in uno stato vegetativo – minerale, evitando l’assideramento attraverso tecniche di meditazione che provocano un riscaldamento minimo interno…

I poeti trovano la loro isola felice, fondando una Comunità, la prima comunità solare e perfettamente anarchica…

Vapori mefitici, esalati dai profondi crepacci del suolo, da grotte carsiche, sulfuree, da laghetti sotterranei e dimenticati, mentre il folleggiare degli animali assume una tonalità cataclastica, scintille di zolfi verdi e rossi sprizzano verso un ambiente esterno, dove un coniglio umanoide, imprevedibile e completamente folle balbetta esilarato e demoniaco: “Questo è tutto, amici”.

Inondazioni e smottamenti del terreno, scosse sismiche nelle profondità oceaniche, villaggi spazzati va da pestilenze, mentre gli animali escono dalla foresta per cibarsi dei cadaveri umani e per riprendere il posto di comando nella piramide della vita fisica terrestre…

Nelle abissali profondità marine, pesci d’incubo, animali oscuri fatti di bocche e denti aguzzi, lasciano che fluorescenze chimiche illuminino il percorso verso più neri e profondi orrori…”