Archivio per la Categoria poesia
Tornato da Firenze…
Posted in poesia on 9 Dicembre 2009 by fabiotodeschiniSe un mortale salto…
Posted in poesia on 16 Novembre 2009 by fabiotodeschini
Oltre il luminoso mar del mattino
Posted in poesia on 31 Ottobre 2009 by fabiotodeschiniVista da quieti versificatori,
una città potrebbe sembrare quasi affabile
di primo mattino, frizzante chiarore nell’occhio socchiuso. Già.
Giardinieri potanti chiome parrucche vegetali signore,
odor di benzina odore ricordo odo…re… re… re… Chi chiami?
Numeri di profumi essenze particelle sospese vagano,
lente inie percorrono l’aria in attesa di traduzione, lo scopo del gheriglio;
un giardino chimicamente invaso, vite si librano gassose, alba del rebis nel muto libro.
Quieta attesa di stomaco brontolante e tabacco cubano.
Al centro di un mondo, lo scarto in attesa all’interno, espulsione meccanica,
bellezza-estetica-forma-concetto- uomo,
falciata dai profumi dagli olezzi valicata,
cinguettio
oltre lo scatto turistico mi vedrete in vetrina in raggi al neon,
segnale di partenza, nostalgia, ti ricorderai, nave, tu, o pensiero veloce?
Oltre il luminoso
mar del mattino.
30-10-09 9:00 a.m.
Visione del mattino…
Posted in poesia on 5 Settembre 2009 by fabiotodeschiniHo visto una pianta
come una colonna
di vorticoso
turbinante verde
e sorgeva da un nero vaso
e la colonna era avvolta
nella plastica del mio tempo.
4 Settembre 2009
Sfogliando un vecchio libro… (LdN)
Posted in narrativa, poesia on 18 Agosto 2009 by fabiotodeschini
Sospensione...
Sfogliando un vecchio libro polveroso tratto da una posizione statica, in un luogo-non luogo, scaffale addormentato e scricchiolante ma ancor custode e vivo, può capitare che un foglietto strapazzato sia in attesa tra le pagine, magari da molto, moltissimo tempo, come una bomba inesplosa. Essa può capitare nelle mani giuste o in quelle sbagliate.
Intercettato messaggio dell’Esercito delle Nebbie: maneggiare con estrema cautela. Mangiare dopo aver divulgato ad un “io” complice.
“La liberazione della mente umana da se stessa e dalle altre entità mentali, da parolapensieroazionecorpovitamortenascita, passa necessariamente attraverso l’esatta applicazione di due arti o tecniche basilari, in grado di “rompere” il meccanismo illusorio della pre-realtà e del controllo della mente sulla mente sulle menti: la meditazione profonda (o assoluta) e la Nebbia Lirica. Dove per “Nebbia Lirica” s’intende un nuovo modo-non modello astrutturale di poiesi letteraria: nebbia – oceano – battigia – onda – profondità – illimitatezza – incontenibilità-fluido-utero-gamete autarchico, in grado di destabilizzare il comune flusso del pensiero umano. Ondulazione bacio continuo sabbia acqua sale movimento interno esterno abisso centro del mare occhio serpente rosa loto sole betilo geroglifico silenzio silenzio silenzio silenzio oro oro oro oro oro oro oro oro.
Entrambe le arti o tecniche suddette sono altresì utilissimi strumenti di difesa psichica: le agenzie dell’oscurità informativa, che gestiscono i comuni flussi del pensiero e della cultura attraverso virulenti attacchi psico-fisici (un essere pluricellulare creato al momento come esempio: vaginamonetagradocasapenemonetagradolavorovedereguardare farepiùdituttivelocitàmonetavaginagradopenelavorocasa piscinapotereordineorgogliomonetavelocità comandocasagradovaginafigliofigliagenesocietàpenemonetalavoro), e che creano esseri atti ad assorbire e sviare il pensiero focalizzandolo su banalità e frivolezze (in realtà di tutt’altra natura e pregnanza, come si capisce), siano essi demoni, Lupi Ipertestuali o Leviatani nei cui fanoni rimane impigliato il krill dell’essere, troveranno un muro ed uno scudo, un cerchio magico di difesa assai difficile da abbattere.
La Nebbia Lirica crea disorientamento e intelligenza/sapienza contemporanemente generalizzata e specializzata, sviando così ogni possibile attacco esterno, letterario o mediatico, in quanto velo che cela e svela nello stesso tempo.
Il puro pensiero (cioè pensiero non-verbale) nasce invece spontaneamente in seguito al corretto esercizio della meditazione assoluta o profonda: se questo stato viene mantenuto, il contratto d’invulnerabilità è del tutto impossibile da inficiare poichè lo scudo è privo di qualsiasi falla e, soprattutto, in quanto non c’è più assolutamente nessuna guerra in corso. Se, al contrario, lo stato in questione è solo passeggero (come capita se l’esercizio spirituale non è costante), l’agente-poeta-soldato ritorna alla nebbia letteraria che gli fa da palladiano scudo in attesa dell’esercizio successivo.”
Il brandello di fitta calligrafia viene brevemente masticato e poi ingoiato; il volume polveroso ritorna alla sua primitiva, statica posizione di attesa.
Esempio faustiano
Posted in poesia on 2 Agosto 2009 by fabiotodeschiniEcco un esempio di composizione elaborata con il procedimento spiegato nell’ultima parte dell’ articolo pubblicato precedentemente. In questo caso mi sono servito di un intrico complesso di griglie archetipe sul quale ho gettato neri sassolini lucenti presi all’ingresso di un padiglione della Biennale, sei dadi ed il “Faust” di Goethe.
Pietra di saturno, nomade re; orsù, che ognuna dichiari l’esser suo.
Tramo nome, libro, pelle e cenere destinata a formarsi da sé sola.
Un fallo-lince; dio anello, dea coppa, suvvia senza insister troppo, senza insister troppo alba di terra!
Erbaverna vagiti in acqua ove il potere è sempre all’erta…
Sapore imputridisce sotto il dio delle more, osservare notte e giorno reca salute all’ammalato, capelli di etere.
È tutto: qualcosa di grande sta per compiersi.
29 luglio 2009
Due versi prima del solstizio…
Posted in poesia on 20 Giugno 2009 by fabiotodeschini
Giardino di Villa Pisani
Temporale…
più un uccello
Non una voce, di uomo, di donna, parlare.
Alta regione,
che il mondo
assale.
tiepidi,
sentenziando,
certi,
anni d’esperimenti non bastano
ad affermare:
spegniti cartaccia inzuppata
nel temporale.
Ho deciso battaglia,
ho scelto fortunale.
Quel potere reale…
Passando tra i flutti ricordo
e vedo
“Qualcosa di strano è successo
qui.”
19 Giugno 2009
Ritorno
Posted in poesia on 3 Giugno 2009 by fabiotodeschiniDubito che abbiate sentito la mia mancanza, comunque, oggi per voi pubblico:
La cavalcata delle chimere
Incontravo un amico / che non vedo da tanti, tanti anni, /
in un istante di silenziosa saetta / saldato all’ara remota /
della riunione. / Mentre gustavo arrotolati spiriti di gloria /
nell’arcade simposio dei nostri cuori silvani. /
Temo un sogno.
Non ero invisibile e la mia voce di sonore cromatiche liscive /
era udita dall’assemblea plenaria degli uomini, /
non sovrastava il coro comune / del miglior talento. /
Benèfici Immortali / conoscevano il mio nome.
Un sogno, temo.
Vergati i miei successi calliopei / sulla lavorata carne d’alberi quotidiani, /
sorridevo / senza galleggiare nell’acqua amara /
l’asprezza dell’aceto che dovrebbe sciogliere le ruggini /
nei lobi martoriati dall’insensato potere /
Temo un sogno.
Camminavo senza fastidio pur non essendo solo /
nulla ho poi lasciato inconcluso /
per la forza per la volontà per il merito /
una considerazione più che una glossa marginale, /
non più acquosi occhi frantumati dal rossore incompatibile. /
Soddisfacevo tutto il bisogno del mondo. /
Un sogno, temo.
Avevo bruciato l’innominabile triade /
stupido-ignorante-volgare. /
Iniezioni di tracce sublimi, / boschi cristallizzati e spiagge di profonde sensibilità. /
Non mi accorgevo del fetore degli uomini / non c’è questo fetore, /
volatilizzato nelle chiarezze dorate dell’arte degli occhi /
non mi parevano più interessati ad una Moneta-Tetto /
più che alla polimorfa unica universale vita. /
Temo un sogno.
Infilzavo rimorsi / a cavallo del mio stesso benigno furore, /
non c’erano più fatue chincaglierie / simili ad acuti antagonisti /
germi velenosi sottilissimi mostri chimere / dette illusioni; /
bruciavo tutto in un fuoco di terra / scivolavo via con la pioggia nei canali di scolo /
finalmente tersi ed incantati. /
Un sogno, temo.
Potevo ascoltare una sciocchezza senza fremere /
d’ineguagliabile siccità, / stringere gli occhi in un solipsismo superbo di diversità; /
non corrugavo la fronte / non attendevo al passo d’alta quota /
che il mio nemico passasse per poi colpirlo. /
Ero una cascata, non uno stagno. /
Temo un sogno.
Ombre, porte aperte e singulti /
questi segni poco scolastici / meglio un Artemidoro o esegesi junghiana, /
mischiato a questi segni io stesso segno /
senza più sogni, caro Cleone. /
Mi chiamavano signor Todeschini, mister Theodosic, monsieur “Que sais-je?” /
Un sogno, temo.
Sempre tutti intorno a me / danza dell’obelisco /
Zenone, Valerio, Riccardo di Mendes, Riccardo Cuore-di-Capro /
l’Uomo-che-è-lì-per-caso, cioè Enrico il Vero… /
Insomma confraternita assolutamente completa e globale, /
un universo idealmente costruito / niente decapitazioni, niente trofei, nessuno strappa le erbacce… /
Gocce di sangue bollente, gocce nel foglio /
Temo un sogno.
Cosmopolitamente inneggiando alla bandiera tra le fiamme /
non ad una Fiamma-Bandiera. /
Suole consumate, sempre dimesso / un’anima rastremata /
cuore sempre danzante, sempre eccitato… /
Un’icona viva, elettrizzata, resa forte e dinamica /
dal passato cioè tutti i pioli della scala Presente; /
non più bloccato ormai, non ricordo, non pittura di veleno /
Un sogno, temo.
Non “estremità”, non “solo” né ameno /
contemplazione d’eburneo, fine volto… Attendevo. /
Non uno rompeva il silenzio; / riunito in aureo coro /
ero davvero aedo tra gli aedi, / non carme tra filastrocche; /
potevo non nutrir il ventre, nessun bisogno… /
Temo un sogno.
Camminavo nella brezza, radiose mi accoglievano /
tutte le essenze / pietanze /
serali lumi, lanterne coronate d’edera. /
Uomo completo nella Camera del Mezzo /
nutrito dei Sali boschivi, /
restaurando il legame la fune l’antica consulenza… /
La scienza, il cielo. /
Un sogno, temo.
Una libellula gigantesca, elettrica, cornea, potente come tutti gli oceani le procelle /
si alza dallo stagno immobile, quieto, /
dalla verde, psichica zuppa si alza e vola /
via / via / via /
Mi risveglio nel sogno di essere me stesso.
3 Giugno 2009
Una poesia per chi non vede soltanto un’aurora…
Posted in poesia on 20 Aprile 2009 by fabiotodeschiniCon quale pelle?
Con quale pelle di luce sciacquata,
vibrando colpi di silenzio
a grigiastre farabutte nubi,
ti mostri oggi, nel giorno della luna,
o Alba?
Piano.
Attendiamo.
Quale verbo schiude questo portentoso reticolo?
Una forma poetica, lettere di dive nubi
adorate da un delirante, vecchio scalzo…
Espiro attimi…
Silenzio.
Con quale volto di primordio
ti mostri oggi,
è un’identità che forse si potrebbe scrivere.
Un ufficio poetico, cratere sfavillante
nel cielo orientale,
comporre l’Identificazione;
o Alba del mio Sentimento!
Subito divento divinità arcana.
Scivolo via dai volti amati,
vivo nelle occhiate sfuggenti,
nei pensieri notturni…
E lascio intonsa la Tua Carta,
Alba.
20 Aprile 2009
Oriens
Posted in poesia on 1 Aprile 2009 by fabiotodeschiniNon ho fame
Ho voglia di ricordare i miei sogni
Palafitte al tramonto d’immense distese placide
Acqua
Giunchi di Madre Oriente Ieri
Intonando nenie quasi solenni
Euforiche poesie di corpi mattino
Richiesto dall’albatros
Non ho fame - Penso
La notte che mangia i pensieri
Sciolto nello scricchiolio di sandali
Giunchi
Giallo tepore levante
Alba di spine dorsali
Ah!
Così quiete
Utilizzo i miei sogni, è tutto qui, sai, il mio lavoro di poeta
Giunca silenziosamente scende canali immobili
Nel giallastro sorriso
Categorica palafitta nel cuore
Delle civiltà remote
1 Aprile 2009