Considerazioni sull’Anarcopaleotaoismo

Il Taoismo, nella comune interpretazione “classica”, ha perduto completamente, a nostro parere, gran parte della sua natura anarchico-sociale. L’esegesi dei testi sacri di quella che in origine non avrebbe mai dovuto tramutarsi in una “religione” dimostra ancora una volta l’interesse meramente exoterico degli studiosi.

Infatti, definire questa dottrina Tao-ismo, invece di “TAO“, nella sua semplicità originaria ed oscura di “Via” & “Principio“, lo ha reso uno dei tanti “ismi” (si perdoni la prosaicità) di cui la cultura umana è sfortunatamente colma; tale concezione conformista ha altresì portato ad ulteriori degenerazioni religiose, come, prima tra tutte, il Confucianesimo.

L’interpretazione esoterica del Tao è il Tao stesso: ciò di cui non è possibile parlare, poichè, definendolo verbalmente, ci si discosta automaticamente dalla Via, la quale non va intesa semplicemente come un cammino iniziatico, nonostante sia proprio questo & il contrario di questo, ma anche e soprattutto come un modo d’essere, anzi, come l’essere nella sua più pura e indifferenziata non-forma. “Chi parla non sa, chi sa non parla” –  dice il suo mitico fondatore: è il dito sulle labbra dell’Arpocrate che cela il segreto dello svelamento di Iside e dei suoi Misteri. E il secondo principale Maestro Taoista, Chuang Tzu, afferma: “Il Tao non può essere udito; ciò che si ode non è lui. Il Tao non può essere visto; ciò che si vede non è lui. Il Tao non può essere enunciato; ciò che si enuncia non è lui. Chi sa dunque che ciò che genera la forma è senza forma? Il Tao non può essere nominato.”

Lo stesso “Wei Wu Wei“, la Legge dell’Azione-senza-Azione, principio basilare cui si deve attenere il Santo che non voglia discostarsi dall’Armonia dei due principi opposti eppur complementari, Ying & Yang, va visto, a livello fisico-sociale, come la spontaneità non-organizzata, non-gerarchizzata e soprattutto non pre-registrata di un vivere libertario privo di norme legislative imposte verticalmente.

Al contrario, è doveroso ammettere che la Cina del IV – III sec. a.C., periodo approssimativo in cui si sviluppò tale dottrina, era un perfetto esempio d’Imperialismo e disarmonia: principati che si combattevano senza sosta gli uni con gli altri, caste, un apparato burocratico imponente ed una legiferazione comprendente tasse e punizioni. Risulta pertanto evidente che il primitivo Tao si è sviluppato con la spontaneità atta a servire piccole comunità pre-dinastiche autogestite secondo principi naturali e panteistici, poichè, nonostante i basilari insegnamenti dei Maestri Lao-Zi & Chuang Tzu ci siano giunti ampiamente alterati e rimaneggiati per adattarsi ad una società politicizzata, essi mantengono numerossisimi spunti che è possibile far risalire ad epoche incommensurabilmente più antiche. Poichè, infatti, il Tao “Nato prima del Cielo e della Terra, non ha durata. Più antico della più remota Antichità, non invecchia.” (Chuang-Tzu)

In altre parole, è sicuramente lecito affermare che l’insegnamento del Tao precede i sacri testi che tentano di descriverlo e i Maestri mitici che tentarono di tradurlo; con ogni probabilità il Tao è collocabile ( se mai una collocazione spazio-temporale fosse possibile) in una remotissima antichità paleolitica, prima della stratificazione sociale, dello sviluppo dell’intelligenza parziale e dell’accumulo cognitivo. Tutto lo lascia supporre a ben vedere: il rifiuto della speculazione metafisica (lasciata a confuciani e moisti), l’organizzazione sociale basata sulla non-azione, la semplicità e la spontaneità di colui che si attiene alla Via senza discostarsene e soprattutto il Silenzio. “Il Primitivo Tao senza definizione” è ciò di cui non si può parlare e non si può pensare; si può soltanto vivere, non allontanandosi dall’essenza ancestrale dell’essere umano.

Chiameremo pertanto Anarcopaleotaoismo lo stile sociale dei primitivi seguaci del Tao, non tanto per darne una definizione, quanto per discostarlo dal Taoismo attuale, religioso e politicizzato, istituzionalizzatosi a partire dal I sec. d.C., ma anche dall’interpretazione exoterica fatta dagli studiosi del Taoismo dinastico.

Ciatando ancora da Chuang Tzu: “Gli Antichi vivevano in uno stato di confusione, e per questo condividevano con tutti la pace e il distacco. A quel tempo l’Oscurità e la Luce si equilibravano armoniosamente; i mani e gli spiriti non turbavano nessuno; le quattro stagioni si succedevano regolarmente; gli esseri non cercavano di nuocersi; nessuno moriva prematuramente. Benchè dotati d’intelligenza, gli uomini non se ne servivano. Era l’epoca dell’Unità perfetta; nessuno agiva, tutto si svolgeva naturalmente.”

Ancora dallo stesso Autore: “A quell’epoca gli uomini coabitavano con gli uccelli e gli animali, e vivevano insieme a tutti gli esseri. Quindi, come si sarebbe potuto distinguere un gentiluomo dal volgo? Ignoranti nello stesso modo, vivevano secondo la loro virtù”

Sia Lao-Tzu che Chuang Tzu, nei loro testi, fanno numerosi riferimenti e danno moltissimi consigli riguardo al modo in cui un “Principe Illuminato” debba gevernare il suo popolo ma, a nostro parere, essi vanno visti con profondità esoterica, non soltanto contestualizzati storicamente. Un “Vero Principe” che segua la “Via del Cielo“, autorizzato macrocosmicamente, poichè il Cielo è superiore gerarchicamente alla Terra, a governare i suoi sottoposti, può risultare una figura da comprendere sia letteralmente, e questa interpretazione giustificherebbe l’Anarchismo Spirituale quale è esplicato nei “Capitoli Fondamentali” (vedi sezione “Pagine” di questo blog), sia, metaforicamente, giustificabile con la necessità degli Autori di dare una collocazione socio-politica alle loro dottrine in seno ad una società ampiamente gerarchizzata e stratificata, e che diverrebbe allora un’allegoria dell’Uomo Realizzato, di colui che, anarchizzando se stesso, ha riunito il Cielo e la Terra per tornare all’originaria Unità.

Analoghi casi di “Legislatori Primordiali“, giustificati divinamente a governare l’evoluzione dell’umanità, delle razze e delle correnti religiose, riunificabili nel Mito Occulto del Re del Mondo dell’Agarttha e della sua Sinarchia (che tanto continua a piacere a studiosi destrorsi e ragazzini in cerca di emozioni occulte), quali il Manu hindu, il Menes egiziano, il Minosse cretese o il Melqui-Tsedeq ebraico, non fanno che confermare queste verità Anarco-spiritualiste. Occorre liberare al più presto la mente umana da questi falsi miti, abilmente giostrati da personaggi, per quanto certamente occulti e talentuosi, nemici della razza umana e del vivere libertario applicato sia terrestrialmente che spiritualmente.

Analizzando i due casi, comunque, la componente sociale-libertaria risulterebbe intaccata soltanto nel primo, ma non escluderebbe d’altronde un’origine ben più profonda ed antica degli insegnamenti del primigenio Tao. D’altro canto, è possibile notare come l’interpretazione umana, a livello mentale e quindi gerarchico, abbia costantemente falsato l’insegnamento originale e il nucleo essenzialmente anarchico di moltissime dottrine; basti pensare al cristianesimo primitivo, all’ebraismo esoterico, al sufismo sciita per farsi un’idea di ciò che stiamo affermando.

In Chuang Tzu, più ancora che in Lao Tzu ( a causa della gnomica certamente più prolissa e di una maggiore speculazione, pur allegorica) il senso di un ineluttabile destino si fa evidente, quanto contraddittorio, se comparato all’ottica del Santo Taoista. Una concezione prettamente meccanicistica (quale è anche la Legge Karmica Buddhista e Hindu) cui fa seguito l’inevitabile rassegnazione alla continua evoluzione della vita nel dinamismo dell’essere, si scontra con l’azione-non-azione con cui il Tao agisce attraverso gli esseri, rendendoli in grado non tanto di alterare il tessuto reale a loro piacimento (come nell’Anarchismo Spirituale e nella Magia), quanto di usufruire con spontaneità d’ogni flusso e d’ogni energia cosmico-terrestre; condizione negata a colui che, velato dall’illusione Mayica, non vive nella semplicità primigenia del Tao.

Anche in questo caso, ai nostri occhi Anarco-Spiritualisti, abbiamo un occultamento , probabilmente volontario, della Verità Assoluta del vuoto, eppur vitale, Principio: adattandolo ad una società fortemente gerarchica, i Maestri della dottrina tendono a conformare ad essa i discepoli, mettendoli nella possibilità di accettare un dominio sociale “giustificato” macrocosmicamente.

In ciò, evidentemente, consiste il danno che ogni religione istituzionalizzata ha perpetrato nei confronti del debole intelletto umano; poichè il Sacerdote, il Maestro, il Guru, ha compreso il mistero del Verbo, egli può usufruirne a beneficio suo e del regnante.

Ciò comunque non confuta l’ipotesi originaria di questo studio, cioè che il Tao primigeno, preistorico quindi predinastico, se applicato al vivere fisico dell’essere umano, si risolverebbe in un Anarcotaoismo simile eppur dissimile, sotto molti aspetti, alla visione rivoluzionario-macrocosmica dell’Anarco-Spiritualismo, confermandone quindi la remota antichità senza origine e, contemporaneamente, il fatto basilare che soltanto ora esso è stato esposto correttamente e senza filtri sociali, morali, etici o politici di sorta.

Esiste inoltre un ulteriore indizio circa l’origine pre-sociale e pre-gerarchica, quindi gilanica e paleolitica, della Via del Tao: è il suo iniziale sincretismo con lo sciamanesimo Wu, storicamente provato come pre-dinastico (e i cosiddetti studiosi razionalisti ne saranno ben felici!); ma, in effetti, se stiamo discutendo realmente del Principio e dell’Origine, come del resto è concesso fare soltanto grazie al nostro recentissimo pensiero discorsivo, le nostre elucubrazioni risulteranno estremamente futili. Può l’Origine avere un’origine? Nemmeno il dilemma ermetico del Vacuum ne saprebbe dare risposta.

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  1. Una citazione dedicata a Hakim Bey: “Chi, amando la solitudine, va per laghi e stagni sempre in cerca di un angolo tranquillo per pescare con la canna, ha un solo scopo: non fare nulla. E’ questo l’ideale della gente di fiumi e mare, che fugge il mondo e trova la sua felicità nell’ozio.”
    Chuang-Tzu

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